Nunzio Giorgio, in arte Nugio, architetto e artista pugliese, ha compiuto la propria formazione tra Bari e Firenze, conseguendo la laurea in Architettura. Alla professione affianca da molti anni una costante attività pittorica, sviluppata attraverso oli, acrilici e soprattutto acquerelli, tecnica con cui ha saputo costruire un linguaggio personale, fatto di equilibrio compositivo, sensibilità cromatica e rigorosa osservazione del paesaggio.
Al centro della sua ricerca vi è il rapporto tra natura e città: vicoli, piazze, scorci urbani, architetture storiche e paesaggi della Puglia diventano i protagonisti di opere che restituiscono la memoria e l'identità dei luoghi con uno sguardo insieme poetico e progettuale. Particolare rilievo assume la città di Bari, spesso interpretata attraverso vedute dedicate al centro storico e alla figura di San Nicola, temi ai quali ha dedicato anche pubblicazioni e mostre personali.
Dal 2003 espone regolarmente in rassegne e sedi espositive pugliesi e nazionali, tra cui il Museo Diocesano di Bari, la Soprintendenza Archeologica e la Chiesa Russa, ricevendo apprezzamenti di pubblico e critica. Ha inoltre curato il volume Bari acquerelli (Adda, 2016), illustrato la riedizione dell'Historia di Bari di Antonio Beatillo (Cacucci, 2018) e pubblicato Bari e San Nicola – Quando il colore racconta (Cacucci, 2022), confermando il proprio impegno nella valorizzazione del patrimonio storico e culturale della città.
San Nicola come racconto universale. Gli acquerelli
di Nunzio Giorgio
La serie di acquerelli dedicata a San Nicola
realizzata da Nunzio Giorgio non nasce con l'intento
di illustrare semplicemente la vita del Santo, ma di
ricostruirne l'immaginario. L'artista si muove
infatti lungo il sottile confine che separa la
storia dalla leggenda, la devozione popolare dalla
memoria collettiva, trasformando ogni tavola in una
pagina di un racconto senza tempo. Questo ciclo
costituisce uno dei nuclei più significativi della
sua ricerca artistica, culminata anche nel volume
Bari e San Nicola – Quando il colore racconta e
nelle esposizioni dedicate al santo patrono di Bari.
La prima impressione è quella di trovarsi davanti a
miniature ingigantite. La costruzione dello spazio
ignora deliberatamente le regole della prospettiva
rinascimentale per adottare un linguaggio narrativo
di ascendenza medievale e bizantina, dove il tempo
si comprime e gli episodi convivono nella stessa
superficie pittorica. Ogni foglio ospita infatti una
molteplicità di scene: miracoli, episodi biografici,
simboli, paesaggi, architetture e figure allegoriche
si rincorrono senza soluzione di continuità, secondo
una logica che appartiene più alla memoria che alla
cronaca.
San Nicola non è soltanto il protagonista
iconografico della serie; è il filo rosso che
collega mondi differenti. Attorno alla sua figura
convivono Oriente e Occidente, il mare Adriatico e
le terre della Russia, Bari e Myra, il pellegrinaggio,
la liturgia e la tradizione popolare. Le opere
restituiscono efficacemente quella dimensione
europea del culto nicolaiano che nei secoli ha
generato racconti, feste e rappresentazioni
diversissime tra loro.
Dal punto di vista stilistico, Nunzio Giorgio
recupera con consapevolezza il lessico dell'arte
popolare. Le figure sono volutamente semplificate,
quasi infantili, ma mai ingenue; i colori accesi
costruiscono una dimensione favolistica nella quale
il rosso, il blu e il verde assumono un preciso
valore simbolico prima ancora che cromatico.
L'acquerello, tecnica normalmente associata alla
leggerezza atmosferica, viene invece utilizzato con
sorprendente intensità, raggiungendo campiture
sature e luminose che ricordano gli antichi codici
miniati e le icone orientali.
La composizione procede per accumulo. Non vi è alcun
vuoto contemplativo: ogni centimetro dell'immagine
partecipa alla narrazione. Navi, cavalli, campi di
grano, diavoli, angeli, mercanti, pescatori, zar,
pellegrini, bambini salvati, città murate e
basiliche convivono nello stesso spazio come
frammenti di una memoria collettiva. È un linguaggio
che richiama la pittura narrativa medievale, nella
quale la successione degli episodi non è affidata al
tempo ma alla loro collocazione simbolica.
Particolarmente interessante è il continuo dialogo
tra sacro e quotidiano. San Nicola appare tra
contadini, marinai, poveri, mercanti e viandanti;
interviene nelle vicende umane senza enfasi
trionfalistica, quasi fosse un compagno di viaggio
più che un santo distante. Questa scelta conferisce
alle immagini una straordinaria dimensione umana: il
miracolo non interrompe la realtà, ma ne diventa una
naturale estensione.
Anche il paesaggio assume un ruolo essenziale. Bari,
con le sue chiese, il porto, il mare e le
architetture riconoscibili, non costituisce uno
sfondo, ma diventa protagonista. La città si
trasforma nel luogo della memoria dove la vicenda
storica del Santo continua idealmente a vivere,
facendo della pittura un ponte fra passato e
presente.
L'apparente semplicità delle immagini nasconde una
raffinata operazione culturale. Nunzio Giorgio non
cita la tradizione iconografica per nostalgia
antiquaria; la reinterpreta attraverso una
sensibilità contemporanea, restituendole la funzione
originaria di racconto condiviso. Ogni acquerello
invita l'osservatore a leggere, più che a guardare,
scoprendo progressivamente i dettagli disseminati
nella composizione.
In questo senso il ciclo si colloca lontano tanto
dalla pittura devozionale tradizionale quanto
dall'illustrazione didascalica. L'artista costruisce
piuttosto un vero atlante visivo del mito nicolaiano,
nel quale convivono antropologia, storia, folklore e
spiritualità. Le immagini diventano luoghi della
memoria, capaci di parlare al credente come allo
storico, al barese come al semplice osservatore.
La cifra più autentica di questa produzione risiede
forse proprio nella capacità di restituire la
dimensione narrativa dell'arte. In un'epoca dominata
dalla velocità dell'immagine, Nunzio Giorgio invita
a rallentare lo sguardo, a percorrere la superficie
pittorica come si leggerebbe un antico manoscritto
miniato, dove ogni simbolo apre un racconto e ogni
dettaglio custodisce una leggenda.
Questi acquerelli dimostrano come la tradizione
possa ancora essere materia viva della creazione
contemporanea. Attraverso un linguaggio personale,
colto e al tempo stesso accessibile, Nunzio Giorgio
restituisce a San Nicola non soltanto il volto del
santo venerato, ma quello del grande narratore
silenzioso della storia mediterranea, capace ancora
oggi di unire popoli, culture e memorie in un'unica,
luminosa narrazione figurativa.
Il dono di S.Nicola
Un contadino dal carattere allegro deve difendersi non da un ladro, ma dal profeta Elia (raffigurato nella parte alta della tavola come un Giano bifronte), che permette il bello ed il cattivo tempo e vuol distruggere il raccolto del grano. Il contadino si rivolge così a San Nicola perché lo protegga, e San Nicola l'esaudisce, consigliandogli di salvare il valore economico del raccolto, vendendolo prima che venga distrutto.
L'arrivo delle reliquie di S.Nicola a Bari
Gli abitanti di Bari, quando vedono arrivare le tre caravelle con le ossa di San Nicola, scortate, oltre che dai marinai anche da due monaci provenienti da Myra, vanno loro incontro e festeggiano l'arrivo del Santo portando oro, argento e stoffe preziose.
La borsa di S.Nicola
Questa rappresentazione fiabesca è la dimostrazione che chi è devoto di San Nicola viene ricompensato. Un soldato infatti, ritornando a casa, spende gli ultimi centesimi per accendere una candela al Santo, il quale gli fa trovare una borsa che gli procurerà fortuna e gli servirà per liberare una casa dai demoni e abitarla gratuitamente per sempre.
Il fanciullo salvato dalle acque del fiumeDnepr
Il fanciullo salvato dalle acque del fiume Dnepr Una coppia di coniugi dopo aver assolto ai doveri religiosi verso due santi martiri russi, Boris e Gleb, tornava a Kiev percor- rendo in barca il fiume Dnepr. Ma durante la navigazione il loro bambino sfugge dalle braccia della madre e si disperde nel fiume. Dopo vari tentativi di ricerca, rassegnati, i genitori ritornano a casa. Ma, al mattino successivo, il bambino viene trovato vivo e salvo ai piedi di un'immagine di San Nicola nella chiesa di Santa Sofia.
San Cassiano e S.Nicola
La leggenda mette in risalto il messaggio cristiano dell'amore del prossimo. Un contadino chiede aiuto per tirar fuori dal fango il carro che vi si era impantanato. E mentre San Cassiano rifiuta di prestare soccorso per non sporcare la propria veste, San Nicola non teme di imbrattarsi e generosamente aiuta il contadino.
S.Nicola e il ladro
Un ladro si rivolge a San Nicola, ringraziandolo con l'accensione di un cero per essere scampato ad un linciaggio dopo aver commesso un furto. San Nicola però lo ammonisce, ricordandogli di non invocare Dio e i Santi solo per ottenere aiuto, ma di rispettare sempre la legge divina e umana.