Il 20 agosto 1880 nasceva Ida Dalser, una donna la cui vicenda
personale si sarebbe intrecciata tragicamente con l’ascesa del
fascismo. Morì nel 1937, dopo dodici anni di internamento
psichiatrico. La sua “colpa” fu quella di aver avuto una
relazione con Benito Mussolini, di aver avuto da lui un figlio,
di non essersi rassegnata all’abbandono e, soprattutto, di aver
continuato a rivendicare il proprio ruolo di moglie e di madre.
Una vicenda che, con l’affermarsi del regime, avrebbe avuto
conseguenze drammatiche tanto per lei quanto per suo figlio.
Ida Dalser nacque a Sopramonte, nel Trentino, in una famiglia
benestante. Dopo aver studiato a Parigi, dove si formò nel campo
della medicina estetica, aprì a Milano un elegante centro di
bellezza. Nel 1913 conobbe Benito Mussolini, allora giornalista
e politico emergente, e se ne innamorò. Credendo nelle sue
ambizioni, arrivò a vendere il proprio salone per contribuire
finanziariamente alla nascita del Popolo d’Italia, il giornale
fondato e diretto da Mussolini.
Secondo diverse testimonianze, Ida e Mussolini si sarebbero
sposati nel 1914 nella chiesa di Sopramonte. I documenti
relativi a quel matrimonio, tuttavia, sarebbero successivamente
scomparsi. L’11 novembre 1915 nacque a Milano il loro figlio,
Benito Albino.
Nel frattempo, però, Mussolini aveva già una relazione con
Rachele Guidi, dalla quale aveva avuto una figlia, Edda. Nel
dicembre del 1915, prima della partenza per il fronte, Mussolini
sposò Rachele con rito civile.
Ida non accettò di essere cancellata dalla vita dell’uomo che
aveva sostenuto. Nel gennaio 1916 si rivolse alla magistratura,
ottenendo il riconoscimento di Benito Albino come figlio di
Mussolini e l’obbligo, per quest’ultimo, di versarle 200 lire
mensili per il mantenimento del bambino. Un obbligo che, secondo
le ricostruzioni, Mussolini non avrebbe mai realmente
rispettato.
Ida continuò a cercarlo e a rivendicare i propri diritti. Nel
1917, recatasi all’ospedale militare di Milano dove Mussolini
era ricoverato dopo essere stato ferito, si trovò di fronte
Rachele. Tra le due donne scoppiò uno scontro. Da quel momento
la vita di Ida precipitò in un lungo e drammatico calvario.
Con il consolidarsi del potere fascista, le sue richieste
divennero sempre più scomode. Fu descritta dalle autorità come
una persona capace di rappresentare «un grave pericolo per il
turbamento dell’ordine pubblico». Nel 1925, dopo anni di
pressioni e di continue rivendicazioni del proprio ruolo di
moglie e madre, Ida Dalser fu privata della potestà genitoriale
e internata in un istituto psichiatrico. Da quel momento sarebbe
stata progressivamente cancellata dalla memoria pubblica e dalla
vita del figlio. Morì nel 1937, senza averlo più rivisto,
nonostante le numerose suppliche rivolte a Mussolini.
Anche Benito Albino sarebbe andato incontro a un destino
tragico. Allontanato dalla madre e affidato a un tutore, nel
1932 fu adottato e successivamente internato. Morì nel 1942, a
soli 27 anni, dopo una lunga malattia e in condizioni di
isolamento.
La storia di Ida Dalser e di Benito Albino rappresenta uno degli
episodi più oscuri della dittatura fascista: la vicenda privata
di una donna trasformata in una questione politica, la
cancellazione sistematica di una madre e di un figlio dalla vita
del capo del regime. Per questo alcune studiose hanno definito
la morte di Ida Dalser un “femminicidio di regime”, intendendo
con questa espressione non soltanto la sua tragica fine, ma il
processo di emarginazione, repressione e cancellazione cui fu
sottoposta.
