Ci ostiniamo a chiamarlo abbandono ogni volta che qualcuno se ne
va. Ma non tutte le partenze hanno lo stesso significato.
Non ti abbandona chi ti ha davvero amato. Chi ha amato lascia
comunque una traccia: un rispetto che sopravvive alla fine, una
gratitudine silenziosa, il desiderio che tu stia bene anche
lontano. L'amore può terminare, può trasformarsi, persino
consumarsi, ma raramente cancella l'umanità dell'altro.
Ti abbandona, invece, chi ti ha usato. Chi ha visto in te una
risposta ai propri vuoti, un rifugio temporaneo, uno strumento
per sentirsi meno solo. Finché sei stato utile è rimasto; quando
non hai più soddisfatto un bisogno, è andato via senza voltarsi.
Non perché sia finito l'amore, ma perché l'amore, in realtà, non
era mai cominciato.
La differenza è tutta qui: l'amore costruisce una relazione tra
due persone; l'utilizzo costruisce un rapporto tra un bisogno e
un mezzo. E quando il bisogno cambia, anche il mezzo viene
sostituito.
Per questo il dolore più profondo non nasce dalla fine di un
amore, ma dalla scoperta di non essere mai stati amati davvero.
È allora che si comprende che ciò che sembrava una storia
condivisa era, per qualcuno, soltanto un passaggio.
