Onorevole pappagallo

Non va tutto bene
caro Onorevole pappagallo

I pappagalli ammaestrati dei tg di mezza giornata del governo ci chiedono quotidianamente di credere che tutto vada bene. Ma basta guardare la realtà per accorgersi che il racconto ufficiale e la vita quotidiana degli italiani viaggiano su due binari sempre più distanti.

Sono stati messi sul tavolo 13 miliardi per un Ponte sullo Stretto la cui realizzazione continua a essere avvolta da enormi interrogativi, mentre un altro miliardo è stato destinato ai centri per migranti in Albania, un progetto che, nei fatti, ha prodotto risultati largamente sproporzionati rispetto alle risorse impiegate (100 migranti rimpatriati in tutto il 2025)..

E poi c'è il PNRR: 209 miliardi rappresentano un'occasione storica per modernizzare il Paese, ma la capacità di trasformare quelle risorse in opere, servizi e riforme concrete continua a essere uno dei grandi nodi irrisolti. Al contrario, per le armi le risorse sembrano trovarsi sempre e immediatamente.

In quattro anni, quali grandi riforme strutturali sono state realmente portate a compimento? Quale risposta è stata data alla precarietà del lavoro, alla stagnazione dei salari, alla sanità in affanno, alla pressione fiscale, al costo della vita?

Le bollette continuano a pesare sulle famiglie. La benzina è diventata una voce sempre più difficile da sostenere. Gli stipendi (e le pensioni), invece, restano sostanzialmente fermi. Eppure il messaggio che arriva dal Palazzo è quello di un'Italia che starebbe finalmente correndo...

Eh no. Non basta raccontarlo. Bisogna dimostrarlo.

E soprattutto non possiamo rimanere indifferenti davanti a una classe politica che pretende di impartire lezioni di moralità mentre al suo interno non mancano vicende giudiziarie e comportamenti che meriterebbero ben altro rigore. Non possiamo rimanere indifferenti quando un giornalista come Sigfrido Ranucci diventa bersaglio politico invece di essere difeso nel suo diritto di fare informazione.

Non possiamo rimanere indifferenti quando esponenti politici finiscono al centro di vicende che coinvolgono rapporti, frequentazioni e interessi che meritano chiarezza e trasparenza. E non possiamo accettare che, quando la magistratura chiede di poter verificare elementi utili a un'indagine, la politica si trasformi in uno scudo.

Una democrazia sana non ha paura della trasparenza.

E allora c'è un'altra domanda da porsi: come è possibile che, mentre i problemi concreti degli italiani restano irrisolti, il dibattito pubblico venga continuamente spostato sulla ricerca di un nuovo nemico?

I migranti diventano il problema. La cronaca diventa politica. L'emergenza diventa propaganda. Ogni giorno viene individuato qualcuno contro cui puntare il dito, perché è molto più semplice costruire un nemico che costruire una soluzione.

Il consenso di questo governo, a mio modesto parere, si alimenta soprattutto attraverso due meccanismi: da una parte un sistema mediatico nel quale una parte consistente dell'informazione televisiva, editoriale e social è fortemente condizionata da interessi politici, economici o ideologici; dall'altra una capillare rete di potere costruita attraverso nomine, incarichi e relazioni distribuite nei diversi livelli delle istituzioni.

Ma il problema più grave è un altro: manca una visione complessiva del Paese.

Manca un progetto capace di affrontare davvero le grandi questioni italiane. Manca una strategia per la sanità, per il lavoro, per i salari, per i giovani, per la scuola, per la ricerca, per la transizione energetica, per il Mezzogiorno. Manca soprattutto l'idea di quale Italia si voglia consegnare alle prossime generazioni.

Si inseguono le notizie del giorno. Si cavalcano le paure. Si inventano nemici. Si parla alla pancia delle persone perché parlare alla loro ragione significa dover presentare risultati, numeri, progetti e responsabilità.

E quando i risultati non bastano, resta la propaganda.

Per questo non possiamo essere indifferenti.

Non si tratta di essere contro qualcuno per partito preso. Si tratta di pretendere dalla politica serietà, competenza, trasparenza e rispetto per il denaro pubblico.

Gli anni del governo Meloni dovranno essere giudicati dai cittadini sulla base dei fatti, non degli slogan. E se il bilancio sarà quello di un Paese più povero, più diseguale, più diviso e senza una vera prospettiva di futuro, sarà compito degli elettori spazzare via, democraticamente e con il voto, questa classe dirigente.

Perché la democrazia non si difende applaudendo il potere.

Si difende esercitando il diritto di criticarlo.