È avere intorno
volti, voci, mani,
e sentire ugualmente
il silenzio.

È camminare in mezzo agli altri
senza che nessuno
raggiunga davvero
il luogo in cui abiti.

Non è il vuoto delle stanze,
né la distanza dei corpi:
è quella sottile assenza
di chi sappia ascoltare
oltre le parole,
di chi sappia vedere
oltre gli occhi.
Si può essere in molti
e restare soli
come una barca ferma
in mezzo al mare.

Perché la solitudine
non si misura
nel numero delle persone
che ci stanno accanto,
ma nella distanza
tra un cuore e un altro.

È il desiderio
di essere compresi
senza dover spiegare tutto,
di poter deporre
le proprie fragilità
nelle mani di qualcuno
senza paura che cadano.
E allora scopri
che non basta avere compagnia:
occorre presenza,
non basta parlare:
occorre ascolto,
non basta stare insieme:
occorre incontrarsi.

La solitudine più profonda
è sentirsi invisibili
proprio quando
si è circondati da tutti.

E forse essere meno soli
significa soltanto questo:
trovare, tra mille presenze,
una sola anima
capace di dire:
«Ti vedo.
Ti ascolto.
Sono qui.»