Per non morire di silenzio
Scriviamo per non morire di silenzio,
ma quello che vorrei, davvero,
è farti sentire il suono di un 'ti amo' detto a voce.
Ci rifugiamo dietro l'inchiostro quando tremano le gambe,
nascondendo la paura dentro parole troppo educate.
Ma la carta è fredda. Non ha battito, non respira,
è solo una passerella sottile che dondola nel vuoto.
Ogni sillaba che lascio qui è un segreto che si sveste,
ma scivola via, senza mai toccare il fondo dei tuoi occhi.
Eppure la penna continua a correre dietro ai pensieri,
costruisce fragili castelli di sogni e parole,
mentre il silenzio, l'unico testimone onesto,
ci ricorda quanto siamo distanti da ciò di cui abbiamo fame.
Vorrei che un rumore qualsiasi spezzasse questa attesa,
che la mia bocca trovasse finalmente il coraggio di tremare.
Perché un 'ti amo' pronunciato è una finestra che si spalanca,
non è un segno tracciato sul foglio,
è carne, è un passo verso di te.
E allora continuo a scrivere, sperando che un giorno
questo foglio bianco impari a respirare,
e che ogni mia rima, dopo aver girato a vuoto,
diventi la voce che non ho ancora il coraggio di darti.
La verità nel silenzio
Nel chiasso del mondo che corre lontano,
si crede il silenzio un vuoto senz'età;
ma è un fiume nascosto che scorre piano,
e schiude alla mente più limpida verità.
Tacendo si ascolta ciò che il suono non dice,
si coglie l'ombra dietro ogni realtà;
la parola rivela, ma insieme tradisce,
celando una parte della sua identità.
Non vive soltanto nei vocaboli il senso,
né tutto il sentire si lascia narrare;
c'è un linguaggio sottile, discreto e intenso,
che il cuore comprende senza dover parlare.
Chi osserva la vita con sguardo paziente,
scopre che il sapere non cresce nel rumore;
più fine si fa la coscienza presente,
più tace la voce e più parla il cuore.
La mente non giudica, guarda e rimane,
attenta alle pause, ai timori segreti;
nei gesti più lievi, nelle tracce lontane,
riconosce dell'anima i moti discreti.
Spesso l'uomo svela ciò che ignora davvero,
proprio mentre tenta di dissimularlo;
e il silenzio riflette quel volto sincero,
senza fretta alcuna di definirlo.
Esso non impone sentenze o confini,
ma apre uno spazio di quieta chiarezza;
dove i pensieri mostrano i loro cammini,
e nasce dal fondo una nuova consapevolezza.
Molti pensieri ritornano uguali ogni giorno,
eco di memorie, paure e abitudini antiche;
ma osservati in pace compiono il loro ritorno,
svanendo da soli come nuvole amiche.
Il pensiero non muore se resta inespresso,
anzi mostra il volto che prima celò;
e tra ciò che si dice e il significato sommesso,
appare la distanza che il tempo velò.
Allora ogni essere si mostra in profondità,
non soltanto in superficie o nell'apparenza;
e il silenzio accompagna la parola a metà,
completandone il senso e la trasparenza.
Parola e silenzio non sono avversari,
ma due rive unite d'un medesimo mare;
uno porta la vita verso mondi lontani,
l'altro la conduce nel suo più intimo altare.
Chi apprende l'arte di questo equilibrio sottile,
abbraccia una verità più vasta e feconda;
poiché spesso è il silenzio, discreto e gentile,
a svelare l'essenza più autentica e profonda.
Il Giardino Segreto
Non gettare l’oro del tuo pianto
nel cavo di mani distratte,
né offrire il fuoco del tuo incanto
a chi ha l'anima di brina fatte.
C'è un pudore necessario e antico,
un muro di seta tra te e il rumore,
che tiene lontano il finto amico
e chi non sa leggere il dolore.
Le tue lacrime sono perle rare,
non pietre da sprecare sulla via;
impara l'arte del saper tacere,
difendi la tua dolce architettura,
che non è orgoglio, né gelida paura,
ma il sacro diritto di appartenerti ancora.
Serba il tesoro per chi sa ascoltare
il battito muto dietro la parola,
per chi ha occhi capaci di guardare
senza che la tua luce voli sola.
Perché il cuore è un tempio, non una piazza,
e merita il silenzio di chi resta,
non il vento di chi passa e spiazza
per poi scordare il nome della festa.
L'Infinita Carezza
Egli è come l'aurora che non manca mai l'appuntamento,
un orizzonte aperto che non conosce tramonto.
Non c'è polvere che possa sporcare la Sua attesa,
né ferita così profonda da trovarlo impreparato.
Egli non conta le volte, non tiene il registro,
perché il Suo amore è un mare che non sa retrocedere.
Ma noi, figli di un tempo che logora e consuma,
portiamo il peso di passi che si fanno pesanti.
Ci guardiamo allo specchio e vediamo l'errore ripetuto,
la promessa infranta, il sentiero che si perde,
e in quel riflesso cresce un’ombra di vergogna,
un sussurro che dice: "Basta, non osare ancora".
Ci stanchiamo di tendere la mano nel vuoto,
convinti che la pazienza abbia un confine umano.
Siamo noi a chiudere la porta dall'interno,
mentre fuori, il vento della Grazia continua a soffiare.
Ci arrendiamo al silenzio della nostra orgogliosa tristezza,
dimenticando che il Suo perdono non è un premio,
ma il respiro stesso di chi ci ha chiamati alla vita.
Non è Lui a voltarsi, è il nostro cuore che s'addorme,
vinto dalla noia di essere ancora piccoli e fragili.
Eppure basterebbe un solo, stanco sospiro,
per scoprire che la soglia è sempre aperta,
e che il Padre non attende spiegazioni,
ma solo il ritorno di chi ha smesso di sperare.
Fraintendere
Due sguardi incrociati sullo stesso sentiero,
ma ognuno dipinge un diverso mistero.
Tu parli di vento, io sento la tempesta,
e l'eco di un senso mancato ci resta.
Costruiamo ponti fatti di nebbia,
dove ogni parola si veste di rabbia,
oppure si perde, leggera e smarrita,
nelle fessure di una storia fraintesa.
"Volevo dire..." e il discorso si spezza,
la mano che stringe diventa carezza
o forse uno schiaffo che non hai mai dato,
nel vuoto sottile di un senso alterato.
Giriamo le spalle allo stesso specchio,
ognuno convinto di aver visto parecchio.
E intanto il silenzio diventa un gigante,
per un passo sbagliato, per un solo istante.
Ti amo nel silenzio
C'è un porto sicuro, fatto di carne e di fiato,
dove il rumore del mondo rimane fuori, umiliato.
Non servono verbi, né accenti, né rime studiate,
quando le braccia si schiudono, finalmente liberate.
Esistono nodi che non vogliono sciogliersi mai,
ponti invisibili gettati sopra i "come" e i "perché" dei tuoi guai.
È una geometria sacra, un incastro perfetto,
che sposta il dolore dal centro del petto.
Perché la lingua a volte è un sentiero interrotto,
mentre un corpo che accoglie non ha mai nulla di corrotto.
È lì, in quel cerchio, che l'anima trova dimora,
nell'istante sospeso che il tempo non divora.
Senza dire una parola, si dice ogni cosa:
che sei qui, che sei cara, che la tempesta è a riposo.
Gli abbracci esistono per questo, per unire i destini,
per farci sentire, nel buio, ancora vicini.
Così, quando l'amore non trova più il suo suono,
si fa gesto profondo, si fa immenso dono.
Un battito contro l'altro, in un rito muto e sincero:
ti amo nel silenzio, ed è l'unico modo vero.
Ferma e immensa
Sotto un cielo che trattiene il respiro
la Murgia si distende lenta, infinita,
tra il rosso fragile dei papaveri
e il verde ruvido del grano selvatico.
Il vento attraversa la pianura
come una mano antica sulla pelle della terra,
e ogni stelo si piega
senza mai arrendersi.
C’è odore di pioggia lontana,
di silenzi custoditi nelle masserie,
di strade bianche consumate dal tempo
e dal passaggio delle stagioni.
I papaveri ardono nel campo
come piccoli fuochi accesi nella memoria,
mentre il cielo, enorme e inquieto,
sembra cercare parole che nessuno sa dire.
E la campagna murgiana resta lì,
ferma e immensa,
a insegnare agli uomini
la pazienza del vento
e la libertà dell’orizzonte.
Le due rive del sentire
C'è un amore che siede in silenzio,
come un tempio di pietra e di luce,
che non chiede, non preme, non vibra,
ma nel fondo del petto conduce.
È il bene che accoglie la stasi,
un porto che ignora la vela,
lo ami come l'aria che respiri,
ma il sangue per lui non si svela.
Non c'è brama in quel rito di pace,
non c'è l'unghia che cerca la pelle,
è l'abbraccio che salva dal gelo
senza tendere il braccio alle stelle.
È un tesoro che tieni nel palmo,
custodito, solenne e sincero,
ma il cuore non perde il suo ritmo,
e il sonno rimane intero.
Poi v'è il desiderio, che è un lupo,
che s'annida tra l'ombra e l'arsura,
una febbre che morde la mente
e di farsi ferita non ha paura.
Lo vuoi come il naufrago l'onda,
come il fuoco che cerca la paglia,
ma l'anima resta distante,
mentre il corpo combatte la maglia.
È una fame che ignora il domani,
un bagliore che acceca e poi muore,
lo desideri forte, da urlare,
ma non ha la radice dell'amore.
È un'ebbrezza che beve l'istante,
una sete che l'oro non placa,
un'attrazione che preme alle tempie
ma che il nome dell'altro non scava.
Così camminiamo divisi,
su due rive di un fiume profondo:
tra ciò che ci scalda la vita
e ciò che ci scuote nel profondo.
Perché il cuore ha stanze diverse,
e non sempre la luce è calore,
né ogni fiamma che brucia la carne
ha il diritto di chiamarsi amore.
L'ospite di vetro
È un’ombra che striscia tra l’erba del cuore,
non ha voce, ma morde con dente sottile,
si nutre di luce, ma vive d’errore,
trasforma il giardino in un deserto sterile.
Guarda il sole degli altri e lo trova sbiadito,
mentre il proprio riflesso si perde nel fango.
È un veleno bevuto col fiato sospeso,
sperando che l’altro ne provi il tormento,
ma il calice è tuo, e il sorso è pesante,
e il male che auguri ti resta nel pianto.
Uno specchio deforme che altera i visi,
che muta il sorriso in una smorfia di vetro;
non è amore per sé, né gioia per l’oro,
è solo il dolore per ciò che non hai,
un peso che spinge la vita all’indietro.
Brucia dentro, ma è un fuoco che gelida l’anima,
una ruggine lenta che mangia la gioia.
Chi invidia non cammina, rincorre un fantasma,
mentre il tempo gli sfugge tra le dita di nebbia.
Apri la mano, lascia andare il veleno:
il tuo campo è fecondo, se impari a guardare,
ché la luce più bella non è quella rubata,
ma quella che riesci, da solo, a inventare.

