In seguito al grande successo della mostra “Gigi Guadagnucci Gio’ Pomodoro, Conversazione sulla natura”, tenutasi nel 2025 presso il
Museo Gigi Guadagnucci, l’Amministrazione Comunale di Massa prosegue con l’intento di costruire una progettualità di lungo termine finalizzata ad un’alta qualità dell’offerta culturale. In questo quadro, il Museo e Villa Rinchiostra consolidano il proprio ruolo di luogo di riferimento nazionale ed internazionale dando appuntamento a una nuova mostra di approfondimento sulla scultura del secondo Novecento: “Astratto Organico” a cura di
Mirco Taddeucci e con i testi critici di Kevin McManus, realizzata in occasione del quarantesimo anniversario della scomparsa di
Henry Moore. Il progetto, che espone opere di Henry Moore, Agustin Càrdenas, Antoine Poncet, Alberto Viani, Alicia Penalba e Maria Papa Rostkowska, rimarrà accessibile ai visitatori fino al 7 ottobre 2026.
Henry Moore -
(Castleford, 30 luglio 1898 – Perry Green, 31 agosto 1986) Quello legato al rapporto tra
astratto e organico è stato uno dei filoni di indagine più significativi in
tutta la storia della scultura moderna. Nel Novecento in particolare, il medium
scultoreo ha vissuto la necessità di rileggersi e ridefinirsi radicalmente. La
possibilità di costituire un punto di incontro tra forma astratta e archetipo
organico-naturale è stata vissuta a più riprese come una caratteristica
peculiare della scultura, in quanto mezzo che occupa fisicamente lo spazio,
suggerendo un esserci vitale più che un rappresentare mediato. Con il termine
“organico” intendiamo sia la possibilità di evocare forme naturali (corpi umani,
vegetali, animali, e così via), sia la presenza di forme che per le loro
caratteristiche – il dinamismo, la direzionalità delle forze, l’uso della linea
curva, il frammento – suggeriscono una vitalità paragonabile a quella degli
esseri. Con “astratto”, invece, intendiamo non tanto la forma priva di referenti
nel mondo, quanto la ricerca di una forma essenziale, sintetica e poetica, nel
mondo stesso. Ecco allora che i due termini, più che un ossimoro, costituiscono
un intreccio che la scultura è in grado di mostrarci nella sua pienezza di
senso. Agustin Càrdenas Henry Moore Maria Papa Rostkowska Alicia Penalba Alberto Viani Astratto Organico
Il Sindaco di Massa,
Francesco Persiani, dichiara: “Con ‘astratto
organico’ prosegue il percorso che l’Amministrazione
comunale ha scelto di avviare per rafforzare il
ruolo del Museo Gigi Guadagnucci e di Villa
Rinchiostra come luoghi centrali della vita
culturale della città ma dal richiamo ben più ampio.
Dopo la mostra dello scorso anno, confermiamo la
volontà di costruire una programmazione di qualità,
capace di portare a Massa progetti di respiro
internazionale e di valorizzare, allo stesso tempo,
la profonda vocazione artistica del nostro
territorio. Il museo non è soltanto uno spazio di
conservazione, ma un luogo vivo, aperto ai
cittadini, alle scuole e ai visitatori, in grado di
generare conoscenza, partecipazione e nuove
occasioni di crescita culturale”.
La selezione di questi grandi artisti non è casuale.
Prima in Francia poi in Italia, Gigi Guadagnucci
entrò in contatto con alcuni dei più grandi maestri
a lui contemporanei, durante una stagione di grande
vitalità per la scultura mondiale, che spesso si è
ritrovata ai piedi delle Alpi Apuane, da sempre
crocevia di tradizione e modernità. Ciò che li
accomuna non è soltanto il rapporto con il
territorio toscano, ma una concezione della forma
che trova nella natura la propria origine: una forza
generatrice da cui derivano volumi, tensioni, cavità
e ritmi che conducono la scultura verso
l’astrazione.
Henry Moore, che nel 1956 ricevette la commissione
per Reclining Figure destinata alla sede UNESCO di
Parigi, approdò in Versilia l’anno successivo,
inaugurando un rapporto profondo con la Toscana. Da
Henraux al Bisonte di Firenze, fino alla storica
mostra del Forte Belvedere del 1972, questo legame
avrebbe accompagnato alcuni dei momenti più
significativi della sua presenza in Italia;
Antoine Poncet, che trovò nei marmi apuani il
materiale ideale per una scultura fondata
sull’equilibrio tra astrazione e purezza delle
forme;
Alicia Penalba, con una ricerca dinamica in cui i
volumi, ispirati dal mondo vegetale, si aprono allo
spazio attraverso slanci e strutture in continua
trasformazione;
Alberto Viani, capace di condurre la figura verso
forme essenziali e biomorfe, sospese tra corpo e
astrazione;
Augustín Cárdenas, che nei laboratori della Versilia
sviluppò una ricerca scultorea in cui natura e
immaginazione si fondono in forme archetipiche e
vitali;
Maria Papa Rostkowska, esponente della Nouvelle
École de Paris, tra le prime donne ad affermarsi nel
mondo della scultura in marmo del dopoguerra in
Versilia, sviluppò una ricerca fondata sulla sintesi
organica delle forme.
L’esposizione si sviluppa attraverso 34 opere, di
cui 4 inedite, dei 6 scultori di fama
internazionale, tracciando un percorso in cui i
volumi tornano a respirare in un’esperienza concreta
e poetica. La mostra permette di osservare il
rapporto tra forma e spazio come nucleo poetico
della scultura di matrice astratto-organica del
secondo dopoguerra e nella creazione di
un’esperienza che sia in grado di mettere in dialogo
artisti di origini e culture diverse. dal Regno
Unito all’Argentina, dalla Svizzera alla Francia,
dall’Italia a Cuba e alla Polonia. Altrettanto
variegati sono i materiali delle opere in mostra,
spaziando dalla pietra e il bronzo, a bozzetti in
gesso, pittura, collage e disegni preparatori,
affiancando la scultura al suo disegno ed
evidenziando il processo creativo dell’opera “in
divenire”.
Tutte le opere convergono attorno al pensiero
riassunto nel titolo della mostra: un’astrazione che
restituisce la vita in forma essenziale, dove le
curve, le cavità, le carezze di luce e ombra
diventano il linguaggio di una natura
interiorizzata. Gli artisti presenti delineano un
panorama internazionale in cui la forma scultorea si
spoglia del proprio peso e sembra appartenere a una
stessa geologia poetica tanto moderna quanto
ancestrale.
Il curatore Mirco Taddeucci afferma: “La scultura
del Novecento non procede soltanto per rotture
formali, ma attraverso una lenta trasformazione del
concetto stesso di figura. Dopo la crisi del
monumento e della rappresentazione mimetica, il
corpo, la natura e l’oggetto non scompaiono: vengono
ridotti a nuclei plastici, a strutture primarie, a
presenze sospese tra astrazione e riconoscibilità.
Astratto organico indaga questo passaggio attraverso
le opere di Henry Moore, Agustín Cárdenas, Alicia
Penalba, Antoine Poncet, Alberto Viani e Maria Papa
Rostkowska. Nel titolo convivono due spinte
apparentemente opposte: l’allontanamento dalla
figura e la persistenza del vivente. È proprio da
questa tensione che nasce una parte decisiva della
scultura che osserviamo in mostra: non dalla mimesi,
ma dalla capacità di riconoscere nel corpo umano,
nel mondo animale e vegetale, nelle ossa, nelle ali,
nei semi, nelle conchiglie o nei profili umani una
sorgente di energia formale. L’astrazione non nega
il reale: lo concentra, lo porta a una soglia più
essenziale. La pietra trattiene allora il ritmo di
una curva, l’apertura di una cavità, il peso di una
massa che si fa organismo, memoria attiva del
vivente dentro la forma”.
IL PERCORSO E GLI ARTISTI
La mostra si sviluppa attorno alle principali fonti
visive e formali che, nel corso del Novecento, hanno
alimentato la scultura di matrice astratto-organica:
il mondo vegetale e animale, il corpo umano, le
strutture naturali, il rapporto tra massa,
superficie e spazio interno.
Il percorso prende avvio all’esterno con Fugue
Lacustre, scultura monumentale in marmo rosa di
Antoine Poncet, collocata come soglia ideale della
mostra e in dialogo cromatico con il colore della
facciata di Villa Rinchiostra. L’opera introduce
alcuni dei temi centrali dell’esposizione: la
riduzione della forma naturale a struttura plastica
essenziale, la continuità delle superfici, il
rapporto tra peso materiale e slancio dinamico.
All’interno, l’itinerario non procede secondo un
ordine rigidamente cronologico, ma per nuclei
tematici. Le prime sale mettono in evidenza il
passaggio dalla suggestione naturale alla forma
autonoma: dalle strutture vegetali ascensionali e
alate di Alicia Penalba, esemplificate da Cinq Ailes,
fino alla sintesi animale di Maria Papa Rostkowska
in Poisson. Nel primo caso, il riferimento all’ala
non ha valore descrittivo, ma diventa un principio
plastico costruito su spinte verticali che si
articolano nello spazio. Nel secondo, la forma
animale è ricondotta a una presenza plastica
essenziale e compatta.
Tra le opere esposte figurano anche un collage e un
piccolo bronzo inediti di Alicia Penalba. Accanto a
lei, Maria Papa Rostkowska, che in area apuana ha
incrociato il percorso di Guadagnucci, testimonia un
diverso rapporto con la natura. La presenza di una
tela mai esposta permette, inoltre, di ampliare la
lettura del suo lavoro oltre la scultura.
La sala dedicata ad Alberto Viani introduce il tema
del corpo umano come nucleo di una progressiva
sintesi plastica. Nei suoi nudi e nei suoi torsi, la
figura non viene negata dall’astrazione, ma
trasformata in un organismo formale autonomo. Nudo
al sole esprime con particolare chiarezza questa
tensione: un corpo non riprodotto attraverso il
dettaglio anatomico, ma attraverso la continuità
delle superfici, l’equilibrio dei volumi e il
rapporto diretto con lo spazio.
Il nucleo più ampio della mostra è dedicato a Henry
Moore, la cui presenza costituisce uno dei momenti
centrali del percorso. Attraverso studi su carta e
sculture come Draped reclining figure, la mostra
documenta alcuni dei temi fondamentali della sua
ricerca: la figura umana, la tensione tra massa e
cavità, il dialogo tra anatomia, paesaggio e forme
naturali.
Il motivo di Reclining figure non è soltanto un tema
iconografico ricorrente, ma un dispositivo
attraverso cui l’artista esplora la relazione tra
corpo, spazio e struttura plastica. Nella sala, gli
studi su carta permettono di seguire il processo
attraverso cui le forme prendono corpo prima della
loro traduzione scultorea a fianco a diversi bronzi.
Le opere e i documenti esposti ricordano l’artista a
quarant’anni dalla scomparsa e sottolineano il suo
rapporto con la Toscana e con l’area apuo-versiliese:
un legame avviato nel 1956 con la commissione di
Reclining Figure per la sede UNESCO di Parigi, di
cui ricorrono i settant’anni, e consolidato dal
successivo lavoro presso Henraux e Il Bisonte.
Il percorso si conclude con Agustín Cárdenas,
artista cubano formatosi all’Avana e attivo a Parigi
dalla metà degli anni Cinquanta. La sua presenza
conduce il tema dell’organico verso una dimensione
più arcaica e concentrata: corpi, segni totemici e
memorie naturali si traducono in profili essenziali
e slanciati, nei quali cavità e aperture partecipano
alla costruzione. I gessi esposti, tra cui un
bozzetto mai presentato al pubblico, permettono di
leggere il momento in cui l’idea si precisa prima
del passaggio a marmo, bronzo o legno. La
conclusione affidata a Cárdenas rende così esplicito
un ulteriore esito del percorso: non più la natura
come modello riconoscibile, ma come principio
generativo di presenze sintetiche e animate.
Uno dei protagonisti indiscussi della scultura novecentesca, Henry Moore
(1898-1986) appartiene a quella che viene considerata, per certi versi,
una generazione di mezzo. Insieme a coetanei come Barbara Hepworth,
Moore opera una sintesi esemplare tra il modello surrealista, le
tendenze primitiviste, il costruttivismo “occidentale” di Pevsner e Gabo,
e un rinnovato gusto – tipico degli anni tra le due guerre – per la
tradizione scultorea rinascimentale. Dopo il viaggio in Italia del
1924-25, l’artista torna in Toscana dopo il 1956, in occasione della
commissione per la Reclining Figure destinata alla sede UNESCO di
Parigi, della quale ricorre quest’anno il 70° anniversario. La
frequentazione delle cave del Monte Altissimo ha come conseguenza un
innamoramento per la Versilia, che porta Moore ad acquistare una casa a
Forte dei Marmi. Nel 1966, in seguito all’alluvione di Firenze, lo
scultore si impegna in prima persona, con la litografia Heads, Ideas for
sculpture, a sostenere la stamperia Il Bisonte; è la nascita di un
rapporto che segna un interesse per la grafica, ma che soprattutto
radicherà in Toscana il legame artistico e spirituale di Moore con
l’Italia.
Agustin Cárdenas - (Matanzas 1927- L’Avana 2001)
Formatosi all’Havana, coltiva fin dagli esordi l’interesse per l’arte
centro-americana, ma ancor di più quello per i totem dell’Africa
occidentale, anche in omaggio ai suoi antenati giunti oltreoceano dal
Senegal e dal Congo. In seguito al trasferimento a Parigi nel 1955,
questa ricerca incontra il favore di André Breton e dei surrealisti. In
quest’ambito, il linguaggio di Cárdenas si sviluppa attorno ai modelli
di Jean Arp e di Henry Moore.
Maria Papa Rostkowska -
(Varsavia 1923- Lido di Camaiore 2008)
Oltre che per il talento, si segnala in gioventù per la sua militanza
politica nella lotta contro il Nazismo. Un impegno sul doppio fronte
dell’arte e della vita che caratterizza i primi decenni del suo lavoro e
che la porta, in due occasioni, a Parigi, dove si trasferisce nel 1957.
La collaborazione attiva con la galleria XXème Siècle del secondo marito
Gualtieri di San Lazzaro la avvicina ai principali artisti
internazionali del secolo. Nel 1966 incontra la Versilia e il marmo, che
adotterà come materiale prediletto, pur nel cuore della sua ricerca
modernista.
Alicia Penalba -
(San Pedro 1918- Parigi 1982)
Artista argentina tra le più note del secolo, si forma nella natia
Buenos Aires. Da sempre portata all’indagine di diversi medium artistici
– inizialmente la pittura e il disegno, più avanti il tessile – è nella
scultura che trova la propria vocazione principale, a partire dal
periodo parigino iniziato nel 1950. Protagonista di un rinnovamento
della scultura astratta nel corso degli anni cinquanta, è nota per
alcuni lavori di scala monumentale, per i quali intraprende
un’approfondita ricerca sui materiali, e in particolare sul marmo.
Alberto Viani -
(Quistello 1906- Venezia 1989)
Uno dei più importanti scultori italiani della sua generazione, cresce e
si forma nell’ambiente veneziano. Dopo gli studi accademici diventa uno
dei giovani protagonisti della scena locale, sia come artista che, già
dei primi anni quaranta, come docente all’Accademia di Belle Arti, dove
ha occasione di fare da assistente ad Arturo Martini. Questa esperienza
lo spinge verso una produzione che unisce spirito di avanguardia e
interesse per la tradizione e per la continuità del “mestiere” della
scultura.
Kevin McManus
Nella ricerca di Càrdenas lo scolpire si configura come attività generativa,
come creazione di una forma feconda e in grado, a sua volta, di rendere fecondo
lo spazio circostante. Il tema del generare, d’altra parte, è presente sia dal
punto di vista iconografico che da quello formale: nei casi più espliciti, le
sculture ci parlano chiaramente del processo di generazione della vita nelle sue
diverse fasi, ed utilizzano archetipi inconfondibili, come l’apertura centrale
nel corpo della “madre” in Maternità, ad accogliere e al contempo mostrare la
nuova vita, o l’essenziale unirsi e quasi baciarsi dei due elementi verticali
della Coppia. Ma è la forma stessa, con le sue curve che rientrano ciclicamente
l’una nell’altra, con i suoi vuoti centrali, con la complessa articolazione di
abbracci dei vari elementi, a suggerire una continua rinascita, una sorta di
eros primordiale. La base della scultura (che sia un vero e proprio basamento o,
semplicemente, il suo lato inferiore) diventa quindi una “terra” dalla quale
vita prende forma, e la forma prende vita.
I lavori di Moore esposti in questa occasione mettono in luce due aspetti
peculiari del suo modo di intendere la scultura. Emerge innanzitutto un modo
specifico di operare con le piccole dimensioni: da un lato, la riduzione della
scala comporta una diversa modalità di concepire la presenza della scultura
nello spazio reale. Se la dimensione statuaria determina infatti un’occupazione
dello spazio analoga a quella del corpo reale, queste figure si collocano
piuttosto nella tradizione dell’oggetto (termine che del resto ricorre spesso
nei titoli), evidenziando i rapporti formali con estrema sintesi. Dall’altro
lato, se i lavori di grandi dimensioni giocano sul contrasto drammatico di luci
ed ombre, questi “oggetti” puntano piuttosto sul preziosismo del segno e, al
tempo stesso sulle tracce gestuali del modellato. Fondamentale, in tal senso, il
rapporto con i disegni e le grafiche, che Moore concepisce sì come schizzi (o
meglio “idee”) per possibili sculture, ma che al tempo stesso conservano una
propria autonomia stilistica, nella ricerca di un segno talvolta marcatamente
bidimensionale (l’“idea” appunto), talvolta – come nella Reclining Figure del
1976 – impiegato a misurare le linee di forza sulle quali si articola la
torsione dei corpi nello spazio.
Con Maria Papa Rostkowska, la specificità della scultura come mezzo espressivo,
fatta di corporeità e di estensione nello spazio, trova consacrazione nella
natura, per così dire, pittorica dei materiali. Il marmo, l’onice, l’alabastro
vengono adoperati in modo da assecondarne le caratteristiche cromatiche e
strutturali, in un dialogo serrato tra la forma concepita dalla scultrice (con
il relativo gesto scultoreo) e quella suggerita dal blocco con le sue venature,
opacità e trasparenze. L’elemento organico non è quindi dato solamente dal
riferimento al mondo naturale, ma è presente nel cuore stesso del processo
realizzativo: la scultura si mette cioè in ascolto della materia e ne realizza
il potenziale poetico. È significativo che il rapporto tra Maria Papa e il marmo
sia iniziato proprio in Versilia, e che sia quindi determinato non tanto dalla
pur profonda cultura dell’artista, quanto da un contatto diretto sul posto,
quasi che lo scolpire si ponesse in continuità con la vita della materia,
accompagnandone la traduzione in forma.
In un percorso sull’intreccio tra astratto e organico, il lavoro di Alicia
Penalba sembra indagare, nel senso più proprio, la soglia tra le due
possibilità. Soglia da intendersi non solo – e non tanto – in senso spaziale, ma
piuttosto in senso temporale: le forme realizzate dall’artista, soprattutto
quelle scultoree, sono caratterizzate da un emergere, da un fuoriuscire dai
limiti e dalle strutture di supporto dell’opera. Ali di bronzo che sembrano
cercare l’aria protendendosi dal basamento, frammenti di forme naturali che
sbucano da uno schermo di metallo, protuberanze organiche che sfondano
l’impalcatura piatta di due lapidi, forme verticali che lanciano improvvisi e
asimmetrici “braccia”, quasi a sfuggire dal proprio asse centrale, o si
protendono come girasoli verso paesaggi marini o montani, oggetti astratti che
diventano frutti aprendosi e sdoppiandosi. Tutti gli esempi in mostra mettono in
luce questo stato metamorfico, quasi che i termini “astratto” e “organico” siano
due stati successivi, o meglio due tappe del passaggio da un’astrazione intesa
come cornice-dispositivo a un’astrazione intesa come forma essenziale derivata
dall’osservazione di elementi naturali.
I lavori di Viani mettono in luce la sua attenzione profonda per il rapporto tra
disegno e scultura. Se è vero che questi due mezzi condividono una lunga storia,
tradizionalmente la collaborazione è vista perlopiù in una direzione, dal
disegno verso la scultura, come da una forma potenziale a una forma realizzata
nello spazio. Viani contempla invece le possibilità offerte da entrambe le
direzioni: la scultura è innanzitutto disegno nello spazio, e in quanto tale può
sì articolarsi come un pieno, ma anche limitarsi tracciare un segno, una linea
di contorno che attivi simbolicamente e percettivamente il vuoto. L’archetipo
del corpo umano e delle sue pose rese salienti dalla grande tradizione
accademica ritorna in questi lavori come principio di organizzazione dello
spazio: in una visione astratto-organica, cioè, il modello del corpo è studiato
come fenomeno-base, come unità di misura per la costruzione di qualsiasi forma
o, se vogliamo, come soglia tra una forma pura, statica e una forma viva.
Kevin McManus
A cura di Mirco Taddeucci
Massa -Museo Gigi Guadagnucci, Villa Rinchiostra – Via dell’Acqua, 175
Sino al 7 ottobre 2026
Ingresso gratuito per categorie specifiche. Per info si rimanda al sito: https://www.museoguadagnucci.it/
ORARI:
estivo
16 giugno – 14 settembre
martedì, mercoledì, giovedì 17:00 – 20:00
venerdì e sabato 10:00 – 13:00 / 18:00 – 21:00
domenica 10:00 – 13:00
invernale
15 settembre – 15 giugno
martedì, mercoledì, giovedì 9:00 – 13:00
venerdì, sabato, domenica 15:00 – 19:00
Chiuso il lunedì, Natale, Santo Stefano, Capodanno, Ferragosto e in caso di
allerta meteo.
Si comunica che in occasione degli eventi estivi 2026 nel Giardino della
Rinchiostra, il Museo nelle date elencate seguirà il seguente orario:
AGOSTO
01 10:00 – 13:00 / 21:00 – 24:00
02 21:00 – 24:00
04 21:00 – 24:00
06 21:00 – 24:00
07 10:00 – 13:00 / 21:00 – 24:00
08 10:00 – 13:00 / 21:00 – 24:00
09 21:00 – 24:00
13 21:00 – 24:00
16 21:00 – 24:00
20 21:00 – 24:00
22 10:00 – 13:00 / 21:00 – 24:00
27 21:00 – 24:00
CONFERENZA STAMPA: 14 luglio 2026 ore 10.30
PRESS PREVIEW:31 luglio ore 11.30
OPENING AL PUBBLICO: 31 luglio ore 18.30
Promosso da: Comune di Massa
Organizzato da: Not Titled Yet
Si ringraziano per la collaborazione:
• Henry Moore Foundation
• Atelier Antoine Poncet
• Il Bisonte Foundation for Art & Printmaking, storico centro internazionale per
la grafica d’arte, che ebbe un ruolo significativo nella vicenda italiana di
Henry Moore, attraverso edizioni, progetti e collaborazioni legati alla sua
opera su carta e non solo;
• Fondazione Henraux, custodisce l’eredità della storica azienda marmifera
protagonista della scultura internazionale. Iniziò il proprio rapporto con Moore
quando l’artista giunse in Versilia per realizzare la monumentale Reclining
Figure destinata alla sede dell’UNESCO di Parigi, commissionata del 1956;
• Fondazione Ragghianti, tra i principali istituti italiani dedicati allo studio
e alla valorizzazione delle arti visive. Carlo Ludovico Ragghianti dedicò
particolare attenzione ai protagonisti del rinnovamento plastico del secondo
dopoguerra, tra cui Alberto Viani;
• Archivio Fotografico Ilario Bessi
CONTATTI MUSEO GIGI GUADAGNUCCI
TEL. PER INFO PUBBLICO: +39 0585 490204
EMAIL PER INFO PUBBLICO: astrattoorganico@gmail.com
EMAIL MUSEO:museoguadagnucci@comune.massa.ms.it
SITO WEB: https://www.museoguadagnucci.it/
FACEBOOK: https://www.facebook.com/museoguadagnucci
INSTAGRAM: https://www.instagram.com/museo_gigi_guadagnucci/
UFFICIO STAMPA DELLA MOSTRA
CULTURALIA DI NORMA WALTMANN
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