ASTRATTO ORGANICO


In seguito al grande successo della mostra “Gigi Guadagnucci Gio’ Pomodoro, Conversazione sulla natura”, tenutasi nel 2025 presso il Museo Gigi Guadagnucci, l’Amministrazione Comunale di Massa prosegue con l’intento di costruire una progettualità di lungo termine finalizzata ad un’alta qualità dell’offerta culturale. In questo quadro, il Museo e Villa Rinchiostra consolidano il proprio ruolo di luogo di riferimento nazionale ed internazionale dando appuntamento a una nuova mostra di approfondimento sulla scultura del secondo Novecento: “Astratto Organico” a cura di Mirco Taddeucci e con i testi critici di Kevin McManus, realizzata in occasione del quarantesimo anniversario della scomparsa di Henry Moore. Il progetto, che espone opere di Henry Moore, Agustin Càrdenas, Antoine Poncet, Alberto Viani, Alicia Penalba e Maria Papa Rostkowska, rimarrà accessibile ai visitatori fino al 7 ottobre 2026.

ASTRATTO ORGANICO

15 agosto 2026 - comunicato stampa

 
Il Sindaco di Massa, Francesco Persiani, dichiara: “Con ‘astratto organico’ prosegue il percorso che l’Amministrazione comunale ha scelto di avviare per rafforzare il ruolo del Museo Gigi Guadagnucci e di Villa Rinchiostra come luoghi centrali della vita culturale della città ma dal richiamo ben più ampio. Dopo la mostra dello scorso anno, confermiamo la volontà di costruire una programmazione di qualità, capace di portare a Massa progetti di respiro internazionale e di valorizzare, allo stesso tempo, la profonda vocazione artistica del nostro territorio. Il museo non è soltanto uno spazio di conservazione, ma un luogo vivo, aperto ai cittadini, alle scuole e ai visitatori, in grado di generare conoscenza, partecipazione e nuove occasioni di crescita culturale”.

La selezione di questi grandi artisti non è casuale. Prima in Francia poi in Italia, Gigi Guadagnucci entrò in contatto con alcuni dei più grandi maestri a lui contemporanei, durante una stagione di grande vitalità per la scultura mondiale, che spesso si è ritrovata ai piedi delle Alpi Apuane, da sempre crocevia di tradizione e modernità. Ciò che li accomuna non è soltanto il rapporto con il territorio toscano, ma una concezione della forma che trova nella natura la propria origine: una forza generatrice da cui derivano volumi, tensioni, cavità e ritmi che conducono la scultura verso l’astrazione.

Henry Moore, che nel 1956 ricevette la commissione per Reclining Figure destinata alla sede UNESCO di Parigi, approdò in Versilia l’anno successivo, inaugurando un rapporto profondo con la Toscana. Da Henraux al Bisonte di Firenze, fino alla storica mostra del Forte Belvedere del 1972, questo legame avrebbe accompagnato alcuni dei momenti più significativi della sua presenza in Italia; Antoine Poncet, che trovò nei marmi apuani il materiale ideale per una scultura fondata sull’equilibrio tra astrazione e purezza delle forme; Alicia Penalba, con una ricerca dinamica in cui i volumi, ispirati dal mondo vegetale, si aprono allo spazio attraverso slanci e strutture in continua trasformazione; Alberto Viani, capace di condurre la figura verso forme essenziali e biomorfe, sospese tra corpo e astrazione; Augustín Cárdenas, che nei laboratori della Versilia sviluppò una ricerca scultorea in cui natura e immaginazione si fondono in forme archetipiche e vitali; Maria Papa Rostkowska, esponente della Nouvelle École de Paris, tra le prime donne ad affermarsi nel mondo della scultura in marmo del dopoguerra in Versilia, sviluppò una ricerca fondata sulla sintesi organica delle forme.

L’esposizione si sviluppa attraverso 34 opere, di cui 4 inedite, dei 6 scultori di fama internazionale, tracciando un percorso in cui i volumi tornano a respirare in un’esperienza concreta e poetica. La mostra permette di osservare il rapporto tra forma e spazio come nucleo poetico della scultura di matrice astratto-organica del secondo dopoguerra e nella creazione di un’esperienza che sia in grado di mettere in dialogo artisti di origini e culture diverse. dal Regno Unito all’Argentina, dalla Svizzera alla Francia, dall’Italia a Cuba e alla Polonia. Altrettanto variegati sono i materiali delle opere in mostra, spaziando dalla pietra e il bronzo, a bozzetti in gesso, pittura, collage e disegni preparatori, affiancando la scultura al suo disegno ed evidenziando il processo creativo dell’opera “in divenire”.

Tutte le opere convergono attorno al pensiero riassunto nel titolo della mostra: un’astrazione che restituisce la vita in forma essenziale, dove le curve, le cavità, le carezze di luce e ombra diventano il linguaggio di una natura interiorizzata. Gli artisti presenti delineano un panorama internazionale in cui la forma scultorea si spoglia del proprio peso e sembra appartenere a una stessa geologia poetica tanto moderna quanto ancestrale.

Il curatore Mirco Taddeucci afferma: “La scultura del Novecento non procede soltanto per rotture formali, ma attraverso una lenta trasformazione del concetto stesso di figura. Dopo la crisi del monumento e della rappresentazione mimetica, il corpo, la natura e l’oggetto non scompaiono: vengono ridotti a nuclei plastici, a strutture primarie, a presenze sospese tra astrazione e riconoscibilità. Astratto organico indaga questo passaggio attraverso le opere di Henry Moore, Agustín Cárdenas, Alicia Penalba, Antoine Poncet, Alberto Viani e Maria Papa Rostkowska. Nel titolo convivono due spinte apparentemente opposte: l’allontanamento dalla figura e la persistenza del vivente. È proprio da questa tensione che nasce una parte decisiva della scultura che osserviamo in mostra: non dalla mimesi, ma dalla capacità di riconoscere nel corpo umano, nel mondo animale e vegetale, nelle ossa, nelle ali, nei semi, nelle conchiglie o nei profili umani una sorgente di energia formale. L’astrazione non nega il reale: lo concentra, lo porta a una soglia più essenziale. La pietra trattiene allora il ritmo di una curva, l’apertura di una cavità, il peso di una massa che si fa organismo, memoria attiva del vivente dentro la forma”.


IL PERCORSO E GLI ARTISTI
La mostra si sviluppa attorno alle principali fonti visive e formali che, nel corso del Novecento, hanno alimentato la scultura di matrice astratto-organica: il mondo vegetale e animale, il corpo umano, le strutture naturali, il rapporto tra massa, superficie e spazio interno.

Il percorso prende avvio all’esterno con Fugue Lacustre, scultura monumentale in marmo rosa di Antoine Poncet, collocata come soglia ideale della mostra e in dialogo cromatico con il colore della facciata di Villa Rinchiostra. L’opera introduce alcuni dei temi centrali dell’esposizione: la riduzione della forma naturale a struttura plastica essenziale, la continuità delle superfici, il rapporto tra peso materiale e slancio dinamico.

All’interno, l’itinerario non procede secondo un ordine rigidamente cronologico, ma per nuclei tematici. Le prime sale mettono in evidenza il passaggio dalla suggestione naturale alla forma autonoma: dalle strutture vegetali ascensionali e alate di Alicia Penalba, esemplificate da Cinq Ailes, fino alla sintesi animale di Maria Papa Rostkowska in Poisson. Nel primo caso, il riferimento all’ala non ha valore descrittivo, ma diventa un principio plastico costruito su spinte verticali che si articolano nello spazio. Nel secondo, la forma animale è ricondotta a una presenza plastica essenziale e compatta.

Tra le opere esposte figurano anche un collage e un piccolo bronzo inediti di Alicia Penalba. Accanto a lei, Maria Papa Rostkowska, che in area apuana ha incrociato il percorso di Guadagnucci, testimonia un diverso rapporto con la natura. La presenza di una tela mai esposta permette, inoltre, di ampliare la lettura del suo lavoro oltre la scultura.

La sala dedicata ad Alberto Viani introduce il tema del corpo umano come nucleo di una progressiva sintesi plastica. Nei suoi nudi e nei suoi torsi, la figura non viene negata dall’astrazione, ma trasformata in un organismo formale autonomo. Nudo al sole esprime con particolare chiarezza questa tensione: un corpo non riprodotto attraverso il dettaglio anatomico, ma attraverso la continuità delle superfici, l’equilibrio dei volumi e il rapporto diretto con lo spazio.

Il nucleo più ampio della mostra è dedicato a Henry Moore, la cui presenza costituisce uno dei momenti centrali del percorso. Attraverso studi su carta e sculture come Draped reclining figure, la mostra documenta alcuni dei temi fondamentali della sua ricerca: la figura umana, la tensione tra massa e cavità, il dialogo tra anatomia, paesaggio e forme naturali.

Il motivo di Reclining figure non è soltanto un tema iconografico ricorrente, ma un dispositivo attraverso cui l’artista esplora la relazione tra corpo, spazio e struttura plastica. Nella sala, gli studi su carta permettono di seguire il processo attraverso cui le forme prendono corpo prima della loro traduzione scultorea a fianco a diversi bronzi. Le opere e i documenti esposti ricordano l’artista a quarant’anni dalla scomparsa e sottolineano il suo rapporto con la Toscana e con l’area apuo-versiliese: un legame avviato nel 1956 con la commissione di Reclining Figure per la sede UNESCO di Parigi, di cui ricorrono i settant’anni, e consolidato dal successivo lavoro presso Henraux e Il Bisonte.

Il percorso si conclude con Agustín Cárdenas, artista cubano formatosi all’Avana e attivo a Parigi dalla metà degli anni Cinquanta. La sua presenza conduce il tema dell’organico verso una dimensione più arcaica e concentrata: corpi, segni totemici e memorie naturali si traducono in profili essenziali e slanciati, nei quali cavità e aperture partecipano alla costruzione. I gessi esposti, tra cui un bozzetto mai presentato al pubblico, permettono di leggere il momento in cui l’idea si precisa prima del passaggio a marmo, bronzo o legno. La conclusione affidata a Cárdenas rende così esplicito un ulteriore esito del percorso: non più la natura come modello riconoscibile, ma come principio generativo di presenze sintetiche e animate.




Henry Moore - (Castleford, 30 luglio 1898 – Perry Green, 31 agosto 1986)
Uno dei protagonisti indiscussi della scultura novecentesca, Henry Moore (1898-1986) appartiene a quella che viene considerata, per certi versi, una generazione di mezzo. Insieme a coetanei come Barbara Hepworth, Moore opera una sintesi esemplare tra il modello surrealista, le tendenze primitiviste, il costruttivismo “occidentale” di Pevsner e Gabo, e un rinnovato gusto – tipico degli anni tra le due guerre – per la tradizione scultorea rinascimentale. Dopo il viaggio in Italia del 1924-25, l’artista torna in Toscana dopo il 1956, in occasione della commissione per la Reclining Figure destinata alla sede UNESCO di Parigi, della quale ricorre quest’anno il 70° anniversario. La frequentazione delle cave del Monte Altissimo ha come conseguenza un innamoramento per la Versilia, che porta Moore ad acquistare una casa a Forte dei Marmi. Nel 1966, in seguito all’alluvione di Firenze, lo scultore si impegna in prima persona, con la litografia Heads, Ideas for sculpture, a sostenere la stamperia Il Bisonte; è la nascita di un rapporto che segna un interesse per la grafica, ma che soprattutto radicherà in Toscana il legame artistico e spirituale di Moore con l’Italia.

Agustin Cárdenas - (Matanzas 1927- L’Avana 2001)
Formatosi all’Havana, coltiva fin dagli esordi l’interesse per l’arte centro-americana, ma ancor di più quello per i totem dell’Africa occidentale, anche in omaggio ai suoi antenati giunti oltreoceano dal Senegal e dal Congo. In seguito al trasferimento a Parigi nel 1955, questa ricerca incontra il favore di André Breton e dei surrealisti. In quest’ambito, il linguaggio di Cárdenas si sviluppa attorno ai modelli di Jean Arp e di Henry Moore.

Maria Papa Rostkowska - (Varsavia 1923- Lido di Camaiore 2008)
Oltre che per il talento, si segnala in gioventù per la sua militanza politica nella lotta contro il Nazismo. Un impegno sul doppio fronte dell’arte e della vita che caratterizza i primi decenni del suo lavoro e che la porta, in due occasioni, a Parigi, dove si trasferisce nel 1957. La collaborazione attiva con la galleria XXème Siècle del secondo marito Gualtieri di San Lazzaro la avvicina ai principali artisti internazionali del secolo. Nel 1966 incontra la Versilia e il marmo, che adotterà come materiale prediletto, pur nel cuore della sua ricerca modernista.

Alicia Penalba - (San Pedro 1918- Parigi 1982)
Artista argentina tra le più note del secolo, si forma nella natia Buenos Aires. Da sempre portata all’indagine di diversi medium artistici – inizialmente la pittura e il disegno, più avanti il tessile – è nella scultura che trova la propria vocazione principale, a partire dal periodo parigino iniziato nel 1950. Protagonista di un rinnovamento della scultura astratta nel corso degli anni cinquanta, è nota per alcuni lavori di scala monumentale, per i quali intraprende un’approfondita ricerca sui materiali, e in particolare sul marmo.

Alberto Viani - (Quistello 1906- Venezia 1989)
Uno dei più importanti scultori italiani della sua generazione, cresce e si forma nell’ambiente veneziano. Dopo gli studi accademici diventa uno dei giovani protagonisti della scena locale, sia come artista che, già dei primi anni quaranta, come docente all’Accademia di Belle Arti, dove ha occasione di fare da assistente ad Arturo Martini. Questa esperienza lo spinge verso una produzione che unisce spirito di avanguardia e interesse per la tradizione e per la continuità del “mestiere” della scultura.

Kevin McManus

Quello legato al rapporto tra astratto e organico è stato uno dei filoni di indagine più significativi in tutta la storia della scultura moderna. Nel Novecento in particolare, il medium scultoreo ha vissuto la necessità di rileggersi e ridefinirsi radicalmente. La possibilità di costituire un punto di incontro tra forma astratta e archetipo organico-naturale è stata vissuta a più riprese come una caratteristica peculiare della scultura, in quanto mezzo che occupa fisicamente lo spazio, suggerendo un esserci vitale più che un rappresentare mediato. Con il termine “organico” intendiamo sia la possibilità di evocare forme naturali (corpi umani, vegetali, animali, e così via), sia la presenza di forme che per le loro caratteristiche – il dinamismo, la direzionalità delle forze, l’uso della linea curva, il frammento – suggeriscono una vitalità paragonabile a quella degli esseri. Con “astratto”, invece, intendiamo non tanto la forma priva di referenti nel mondo, quanto la ricerca di una forma essenziale, sintetica e poetica, nel mondo stesso. Ecco allora che i due termini, più che un ossimoro, costituiscono un intreccio che la scultura è in grado di mostrarci nella sua pienezza di senso.
 

Agustin Càrdenas
Nella ricerca di Càrdenas lo scolpire si configura come attività generativa, come creazione di una forma feconda e in grado, a sua volta, di rendere fecondo lo spazio circostante. Il tema del generare, d’altra parte, è presente sia dal punto di vista iconografico che da quello formale: nei casi più espliciti, le sculture ci parlano chiaramente del processo di generazione della vita nelle sue diverse fasi, ed utilizzano archetipi inconfondibili, come l’apertura centrale nel corpo della “madre” in Maternità, ad accogliere e al contempo mostrare la nuova vita, o l’essenziale unirsi e quasi baciarsi dei due elementi verticali della Coppia. Ma è la forma stessa, con le sue curve che rientrano ciclicamente l’una nell’altra, con i suoi vuoti centrali, con la complessa articolazione di abbracci dei vari elementi, a suggerire una continua rinascita, una sorta di eros primordiale. La base della scultura (che sia un vero e proprio basamento o, semplicemente, il suo lato inferiore) diventa quindi una “terra” dalla quale vita prende forma, e la forma prende vita.
 

Henry Moore
I lavori di Moore esposti in questa occasione mettono in luce due aspetti peculiari del suo modo di intendere la scultura. Emerge innanzitutto un modo specifico di operare con le piccole dimensioni: da un lato, la riduzione della scala comporta una diversa modalità di concepire la presenza della scultura nello spazio reale. Se la dimensione statuaria determina infatti un’occupazione dello spazio analoga a quella del corpo reale, queste figure si collocano piuttosto nella tradizione dell’oggetto (termine che del resto ricorre spesso nei titoli), evidenziando i rapporti formali con estrema sintesi. Dall’altro lato, se i lavori di grandi dimensioni giocano sul contrasto drammatico di luci ed ombre, questi “oggetti” puntano piuttosto sul preziosismo del segno e, al tempo stesso sulle tracce gestuali del modellato. Fondamentale, in tal senso, il rapporto con i disegni e le grafiche, che Moore concepisce sì come schizzi (o meglio “idee”) per possibili sculture, ma che al tempo stesso conservano una propria autonomia stilistica, nella ricerca di un segno talvolta marcatamente bidimensionale (l’“idea” appunto), talvolta – come nella Reclining Figure del 1976 – impiegato a misurare le linee di forza sulle quali si articola la torsione dei corpi nello spazio.
 

Maria Papa Rostkowska
Con Maria Papa Rostkowska, la specificità della scultura come mezzo espressivo, fatta di corporeità e di estensione nello spazio, trova consacrazione nella natura, per così dire, pittorica dei materiali. Il marmo, l’onice, l’alabastro vengono adoperati in modo da assecondarne le caratteristiche cromatiche e strutturali, in un dialogo serrato tra la forma concepita dalla scultrice (con il relativo gesto scultoreo) e quella suggerita dal blocco con le sue venature, opacità e trasparenze. L’elemento organico non è quindi dato solamente dal riferimento al mondo naturale, ma è presente nel cuore stesso del processo realizzativo: la scultura si mette cioè in ascolto della materia e ne realizza il potenziale poetico. È significativo che il rapporto tra Maria Papa e il marmo sia iniziato proprio in Versilia, e che sia quindi determinato non tanto dalla pur profonda cultura dell’artista, quanto da un contatto diretto sul posto, quasi che lo scolpire si ponesse in continuità con la vita della materia, accompagnandone la traduzione in forma.
 

Alicia Penalba
In un percorso sull’intreccio tra astratto e organico, il lavoro di Alicia Penalba sembra indagare, nel senso più proprio, la soglia tra le due possibilità. Soglia da intendersi non solo – e non tanto – in senso spaziale, ma piuttosto in senso temporale: le forme realizzate dall’artista, soprattutto quelle scultoree, sono caratterizzate da un emergere, da un fuoriuscire dai limiti e dalle strutture di supporto dell’opera. Ali di bronzo che sembrano cercare l’aria protendendosi dal basamento, frammenti di forme naturali che sbucano da uno schermo di metallo, protuberanze organiche che sfondano l’impalcatura piatta di due lapidi, forme verticali che lanciano improvvisi e asimmetrici “braccia”, quasi a sfuggire dal proprio asse centrale, o si protendono come girasoli verso paesaggi marini o montani, oggetti astratti che diventano frutti aprendosi e sdoppiandosi. Tutti gli esempi in mostra mettono in luce questo stato metamorfico, quasi che i termini “astratto” e “organico” siano due stati successivi, o meglio due tappe del passaggio da un’astrazione intesa come cornice-dispositivo a un’astrazione intesa come forma essenziale derivata dall’osservazione di elementi naturali.
 

Alberto Viani
I lavori di Viani mettono in luce la sua attenzione profonda per il rapporto tra disegno e scultura. Se è vero che questi due mezzi condividono una lunga storia, tradizionalmente la collaborazione è vista perlopiù in una direzione, dal disegno verso la scultura, come da una forma potenziale a una forma realizzata nello spazio. Viani contempla invece le possibilità offerte da entrambe le direzioni: la scultura è innanzitutto disegno nello spazio, e in quanto tale può sì articolarsi come un pieno, ma anche limitarsi tracciare un segno, una linea di contorno che attivi simbolicamente e percettivamente il vuoto. L’archetipo del corpo umano e delle sue pose rese salienti dalla grande tradizione accademica ritorna in questi lavori come principio di organizzazione dello spazio: in una visione astratto-organica, cioè, il modello del corpo è studiato come fenomeno-base, come unità di misura per la costruzione di qualsiasi forma o, se vogliamo, come soglia tra una forma pura, statica e una forma viva.

Kevin McManus

Astratto Organico
A cura di Mirco Taddeucci
Massa -Museo Gigi Guadagnucci, Villa Rinchiostra – Via dell’Acqua, 175
Sino al 7 ottobre 2026
Ingresso gratuito per categorie specifiche. Per info si rimanda al sito: https://www.museoguadagnucci.it/

ORARI:
estivo
16 giugno – 14 settembre
martedì, mercoledì, giovedì 17:00 – 20:00
venerdì e sabato 10:00 – 13:00 / 18:00 – 21:00
domenica 10:00 – 13:00

invernale
15 settembre – 15 giugno
martedì, mercoledì, giovedì 9:00 – 13:00
venerdì, sabato, domenica 15:00 – 19:00

Chiuso il lunedì, Natale, Santo Stefano, Capodanno, Ferragosto e in caso di allerta meteo.

Si comunica che in occasione degli eventi estivi 2026 nel Giardino della Rinchiostra, il Museo nelle date elencate seguirà il seguente orario:

AGOSTO
01 10:00 – 13:00 / 21:00 – 24:00
02 21:00 – 24:00
04 21:00 – 24:00
06 21:00 – 24:00
07 10:00 – 13:00 / 21:00 – 24:00
08 10:00 – 13:00 / 21:00 – 24:00
09 21:00 – 24:00
13 21:00 – 24:00
16 21:00 – 24:00
20 21:00 – 24:00
22 10:00 – 13:00 / 21:00 – 24:00
27 21:00 – 24:00

CONFERENZA STAMPA: 14 luglio 2026 ore 10.30
PRESS PREVIEW:31 luglio ore 11.30
OPENING AL PUBBLICO: 31 luglio ore 18.30

Promosso da: Comune di Massa
Organizzato da: Not Titled Yet

Si ringraziano per la collaborazione:
• Henry Moore Foundation
• Atelier Antoine Poncet
• Il Bisonte Foundation for Art & Printmaking, storico centro internazionale per la grafica d’arte, che ebbe un ruolo significativo nella vicenda italiana di Henry Moore, attraverso edizioni, progetti e collaborazioni legati alla sua opera su carta e non solo;
• Fondazione Henraux, custodisce l’eredità della storica azienda marmifera protagonista della scultura internazionale. Iniziò il proprio rapporto con Moore quando l’artista giunse in Versilia per realizzare la monumentale Reclining Figure destinata alla sede dell’UNESCO di Parigi, commissionata del 1956;
• Fondazione Ragghianti, tra i principali istituti italiani dedicati allo studio e alla valorizzazione delle arti visive. Carlo Ludovico Ragghianti dedicò particolare attenzione ai protagonisti del rinnovamento plastico del secondo dopoguerra, tra cui Alberto Viani;
• Archivio Fotografico Ilario Bessi

CONTATTI MUSEO GIGI GUADAGNUCCI
TEL. PER INFO PUBBLICO: +39 0585 490204
EMAIL PER INFO PUBBLICO: astrattoorganico@gmail.com
EMAIL MUSEO:museoguadagnucci@comune.massa.ms.it
SITO WEB: https://www.museoguadagnucci.it/
FACEBOOK: https://www.facebook.com/museoguadagnucci
INSTAGRAM: https://www.instagram.com/museo_gigi_guadagnucci/


UFFICIO STAMPA DELLA MOSTRA
CULTURALIA DI NORMA WALTMANN

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