«Dipingo ciò che non può essere fotografato, ciò che proviene dall’immaginazione, dai sogni o da una spinta inconscia. Fotografo le cose che non desidero dipingere, le cose che hanno già un’esistenza.» Con queste parole Man Ray sintetizzava un’intera filosofia dell’arte, nella quale i confini tra le discipline non esistevano e ogni mezzo espressivo era al servizio di un’unica, inesauribile visione creativa.
A cinquant'anni dalla
scomparsa di uno degli artisti più geniali e
versatili del XX secolo, avvenuta a Parigi il 18
novembre 1976, la mostra "Man Ray: tutto" - a cura
di Walter Guadagnini, Mauro Carrera e
Stefano Roffi -
alla Villa dei Capolavori, sede della Fondazione
Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo presso Parma
- a pochi passi dalle sale che ospitano opere
capitali di Tiziano, Dürer, Van Dyck, Goya, Canova,
Renoir, Monet, Cézanne, de Chirico, Morandi, Burri e
molti altri - riunisce oltre 250 opere tra
fotografie, dipinti, oggetti, sculture, grafiche,
libri e film: la più completa retrospettiva mai
dedicata a Man Ray in Italia.
Se infatti le grandi mostre che lo hanno celebrato
hanno privilegiato soprattutto la fotografia, "Man
Ray: tutto" abbraccia con pari dignità tutte le
discipline praticate dall'artista con straordinari
risultati: fotografia, pittura, scultura, design,
grafica, editoria, cinema, conferendo un particolare
e inedito rilievo al suo rapporto con l'Italia.
La mostra segue
l’evoluzione del linguaggio di Man Ray, nato a
Philadelphia nel 1890, a partire dai primi anni
americani, segnati dall’adesione al movimento Dada e
dalla scoperta della fotografia, il medium che lo
accompagnerà lungo tutta la carriera e al quale deve
la parte più cospicua della sua fama. Il momento
dadaista si concretizza nella realizzazione delle
prime sculture, come By Itself del 1918, qui
presentata nella versione in bronzo del 1966, e la
celeberrima Ostruzione del 1920, composta da 63
grucce di legno appese al soffitto in una struttura
che moltiplica un singolo oggetto fino a
trasformarlo in installazione.
Il trasferimento a Parigi nel 1921 segna la svolta
definitiva. Accolto da Marcel Duchamp, il mentore
con il quale intreccerà un’amicizia destinata a
protrarsi per decenni, generando opere straordinarie
presenti in mostra, Man Ray si inserisce nel
vivacissimo ambiente dell’avanguardia parigina,
divenendone ben presto il fotografo ufficiale, come
dimostrano i numerosi ritratti dei protagonisti di
questo mondo. Al lavoro su commissione per la moda
si affiancano le sperimentazioni autonome: i rayographs e le solarizzazioni, autentiche icone
dell’arte dada e surrealista, e la cartella
Électricité del 1931, un portfolio di dieci
photogravure realizzato con la collaborazione di Lee
Miller, la grande fotografa statunitense prima sua
assistente, divenuta poi sua musa e compagna, infine
affrancatasi per seguire una carriera del tutto
autonoma.
Man Ray: tutto
Fondazione Magnani-Rocca, Villa dei Capolavori
Mamiano di Traversetolo – Parma
12 settembre – 13 dicembre 2026