La seconda vita della materia. Il legno di risulta nella ricerca di Leonardo Basile
Nella ricerca lignea di Leonardo Basile c'e' un elemento che precede ogni considerazione sul colore, sulla forma e sulla composizione: la materia. Non una materia nobile, scelta per la sua rarita' o per la sua perfezione, ma una materia ordinaria, residuale, appartenente alla dimensione anonima dell'uso quotidiano. Il legname proviene infatti dai pallet, dunque da strutture nate per una funzione essenzialmente pratica, destinata al trasporto e alla movimentazione delle merci.
E' legno industriale, seriale, apparentemente privo di una propria vocazione estetica.
Ed e' precisamente qui che comincia l'opera.
Basile sottrae il legno alla sua funzione originaria e gli assegna una seconda possibilita': non piu' supporto, imballaggio, elemento di servizio, ma superficie, volume, segno, modulo, ritmo. Il gesto artistico non consiste dunque semplicemente nel
'lavorare' il legno, bensi' nel riconoscere una possibilità formale dentro cio' che era stato considerato materiale di scarto.
Questa trasformazione introduce nella sua ricerca una componente etica oltre che estetica. Ma sarebbe riduttivo leggere queste opere soltanto attraverso il concetto contemporaneo di riciclo. Il riciclo
e' il punto di partenza; l'arte interviene dopo, quando il materiale recuperato viene sottoposto a una precisa disciplina compositiva.
Il pallet, infatti, e' gia' un oggetto modulare. E' costruito secondo una logica di ripetizione, serialita', incastro e misura. Basile intercetta questa natura originaria e la trasferisce nel linguaggio dell'arte. Il modulo diventa così una delle matrici fondamentali della sua poetica.
Dal frammento all'ordine
Osservando l'insieme delle opere, ciò che colpisce e' la costante tensione tra frammento e ordine.
I pezzi di legno vengono separati, tagliati, accostati, sovrapposti, incastrati, disposti secondo griglie regolari oppure secondo strutture più libere. In alcuni lavori la composizione appare rigorosamente modulare; in altri il modulo sembra sottrarsi alla geometria per costruire una sorta di organismo visivo. In entrambi i casi, pero', il frammento non viene mai lasciato al caso.
E' questa forse una delle caratteristiche più riconoscibili della ricerca: Basile parte da elementi poveri e disomogenei, ma li conduce verso una nuova unità.
Il singolo listello perde la propria autonomia per entrare in relazione con gli altri. Il suo significato non
e' più individuale ma relazionale. La tavola diventa linea; la linea diventa modulo; il modulo diventa ritmo; il ritmo costruisce una superficie.
Ne deriva una concezione dell'opera come sistema di relazioni.
Questa dimensione sistemica e' particolarmente evidente nelle composizioni costruite attraverso griglie di quadrati, rettangoli o moduli ripetuti. Qui il rapporto con la tradizione dell'astrazione geometrica appare evidente, ma Basile evita di trasformare la geometria in una struttura fredda e impersonale. Il legno introduce infatti cio' che la geometria pura tende a eliminare: l'imperfezione.
Ogni pezzo conserva una propria fibra, una propria porosita', una propria tonalità, una propria memoria fisica.
La geometria, dunque, non cancella la materia: la organizza.
La superficie come memoria
È soprattutto nelle opere in cui il legno viene lasciato maggiormente visibile che emerge una seconda caratteristica fondamentale: la superficie non è un semplice supporto del colore, ma
e' essa stessa immagine.
Le venature, i nodi, le fenditure, le abrasioni, le differenze di assorbimento del colore diventano elementi del linguaggio. L'artista non parte da una superficie neutra per applicarvi un'immagine; parte da una superficie già carica di informazioni e costruisce l'immagine attraverso di essa.
In questo senso, il legno conserva una memoria precedente all'opera.
Ogni listello proviene da una storia d'uso, da un ambiente produttivo, da una funzione. Basile non cancella completamente questa provenienza. Al contrario, la lascia affiorare. Anche quando il legno viene dipinto, il supporto continua a manifestarsi attraverso il colore.
È un procedimento che produce una particolare ambiguita' percettiva: non sempre sappiamo se stiamo osservando una pittura costruita sul legno o una scultura che ha assunto il linguaggio della pittura.
Ed è proprio questa ambiguita' a rendere pertinente la definizione di pitto-scultura utilizzata dallo stesso Basile per War in peace: l'opera non è più soltanto superficie pittorica ne' soltanto oggetto plastico, ma luogo di intersezione tra i due linguaggi.
Il colore non decora: costruisce
Un altro elemento decisivo e' il colore.
Nelle opere presentate il cromatismo assume configurazioni molto diverse: talvolta è intenso e contrastato, talvolta tonale e quasi monocromo; in alcuni lavori prevalgono blu, verdi e azzurri, in altri rossi, aranci, terre e ocra; altrove il colore sembra arretrare per lasciare alla materia lignea il ruolo principale.
Questa varieta' dimostra che il colore non e' utilizzato secondo un'unica formula.
Esso può diventare superficie autonoma, può sottolineare il modulo, può differenziare una tessera dall'altra, oppure può unificare una molteplicità di frammenti. Nei lavori caratterizzati dalla ripetizione di elementi circolari, per esempio, il colore stabilisce una sorta di pulsazione visiva: la forma geometrica si ripete, ma ogni variazione cromatica impedisce alla serialità di trasformarsi in monotonia.
Il modulo si ripete, ma non si replica.
Questa distinzione e' essenziale.
Basile sembra interessato non tanto alla serialita' industriale quanto alla possibilita' di umanizzarla attraverso la differenza. La' dove l'industria produce elementi identici, l'artista produce variazioni. La' dove il pallet rappresenta standardizzazione, l'opera introduce singolarita'.
E' una sorta di contrappunto tra produzione seriale e gesto individuale.
La geometria e l'organico
Particolarmente interessanti sono le opere in cui la geometria dei moduli convive con la natura irregolare del legno.
Qui si stabilisce un confronto silenzioso tra due ordini apparentemente opposti: quello artificiale della costruzione e quello organico della materia.
Il listello e' rettangolare, ma la sua fibra e' imprevedibile. Il quadrato e' regolare, ma la superficie puo' presentare nodi e imperfezioni. La griglia
e' razionale, ma ogni elemento porta con se' una diversa risposta alla luce.
L'opera nasce precisamente da questa contraddizione.
Non siamo davanti a una geometria che pretende di dominare completamente la materia; piuttosto, a una geometria che accetta di essere contaminata dalla materia.
In alcuni lavori la disposizione dei frammenti suggerisce addirittura un'architettura: muri, facciate, finestre, strutture urbane, costruzioni elementari. In altri, invece, la verticalita' dei listelli evoca paesaggi, skyline, profili di citta' immaginarie o vere e proprie foreste astratte.
E' significativo che la stessa grammatica possa produrre risultati così diversi.
Questo dimostra che il modulo, nella ricerca di Basile, non e' una formula chiusa ma uno strumento generativo.
Il rilievo e la luce
Un aspetto particolarmente importante, e forse ancora più evidente dal vivo che nelle fotografie, è la dimensione tridimensionale.
Il legno viene spesso collocato a differenti profondita'. Alcuni elementi sporgono, altri arretrano; alcuni sono sovrapposti, altri incassati. Si crea così un sistema di ombre che modifica l'opera a seconda della posizione dell'osservatore e della luce.
La luce, quindi, diventa parte integrante della composizione.
Non illumina semplicemente l'opera: la completa.
Una superficie apparentemente statica comincia a mutare durante l'osservazione. Le ombre prodotte dai listelli creano ulteriori geometrie, amplificano le differenze di profondità, separano e ricongiungono i moduli.
In questo senso le opere lignee di Basile possiedono una componente temporale: non sono esattamente uguali a se stesse in ogni condizione di illuminazione.
La materia diventa cosi' capace di generare spazio.
Dall'Arte Povera all'arte del recupero
Il riferimento all'Arte Povera viene quasi spontaneo, soprattutto per l'impiego di materiali comuni e per il rifiuto della distinzione tradizionale tra materiali "nobili" e "poveri". Tuttavia, sarebbe storicamente e criticamente troppo semplice collocare Basile all'interno di quella esperienza.
La sua ricerca e' diversa.
Nel suo caso la povertà del materiale non costituisce un programma ideologico assoluto. Il legno di recupero
e' piuttosto un punto di partenza per una ricerca sulla costruzione, sul colore, sulla modularita' e sulla trasformazione.
La materia povera viene infatti sottoposta a un processo di sofisticazione formale.
Il paradosso e' interessante: piu' povero e' il materiale di partenza, piu' complessa può diventare la struttura dell'opera.
Il pallet, da oggetto anonimo e seriale, diviene una sorta di archivio di possibilita'. Da esso nascono superfici cromatiche, bassorilievi, strutture modulari, composizioni geometriche, paesaggi astratti e organismi spaziali.
La materia non viene nobilitata attraverso la semplice esposizione; viene trasformata attraverso il progetto.
Una poetica della ricomposizione
Considerate nel loro insieme, queste opere rivelano dunque una poetica fondata sulla ricomposizione.
Ricomporre significa prendere cio' che e' frammentario e restituirgli una forma. Ma significa anche accettare che la forma nuova non cancelli completamente la storia dei frammenti che la compongono.
E' qui che la ricerca lignea di Basile acquista una dimensione quasi metaforica.
Ogni pezzo di legno e' un elemento separato; l'opera e' l'atto che li mette nuovamente in relazione.
In questa prospettiva, il lavoro dell'artista puo' essere letto come una pratica di costruzione dell'unita' attraverso la differenza.
Non sorprende, allora, la presenza ricorrente di griglie, moduli, sequenze, sovrapposizioni, incastri e ritmi. Sono tutte forme diverse di una medesima esigenza: dare ordine senza annullare la singolarita' delle parti.
Una pittura che diventa oggetto
La conseguenza piu' interessante di questo percorso e' il superamento della tradizionale distinzione tra pittura e scultura.
La pittura non e' più necessariamente qualcosa che si deposita su una superficie piana. Puo' essere costruita, assemblata, stratificata. Puo' avere spessore. Puo' produrre ombre. Puo' occupare fisicamente lo spazio.
E, contemporaneamente, la scultura non deve necessariamente modellare una massa.
Può nascere dall'accostamento di elementi minimi.
In questo senso Basile sviluppa una sorta di scultura per sottrazione: invece di partire da un blocco e sottrarre materia, parte da frammenti e li organizza. L'opera nasce dalla relazione tra parti già esistenti.
E' una procedura che avvicina il suo lavoro alla logica dell'assemblage, ma anche al collage, alla costruzione modulare e alla pittura astratta.
La sua ricerca lignea non costituisce dunque un capitolo marginale rispetto alla pittura, bensi' uno dei luoghi nei quali la sua idea di pittura trova una delle espressioni piu' radicali.
Conclusione
Le opere lignee di Leonardo Basile possono essere considerate come un lungo esercizio di trasformazione: trasformazione dello scarto in materia estetica, del materiale in forma, della forma in ritmo, del ritmo in spazio.
Il loro valore non risiede soltanto nell'uso intelligente del legno di recupero, ne' nella sensibilita' cromatica che le caratterizza. Risiede soprattutto nella capacita' di far dialogare due dimensioni apparentemente inconciliabili: la precarieta' del frammento e la necessita' dell'ordine.
Il legno dei pallet nasce per essere invisibile, per svolgere una funzione e poi essere abbandonato. Basile lo sottrae a questa parabola lineare e gli restituisce una presenza.
Ma non lo trasforma fingendo che sia altro.
Ne conserva le fibre, le imperfezioni, le differenze, le ferite.
E proprio attraverso queste tracce costruisce un nuovo linguaggio.
Per questo la materia di queste opere non e' semplicemente "legno". E' legno ricordato, legno ricomposto, legno reinventato.
La loro forza sta nella capacita' di dimostrare che l'arte non ha necessariamente bisogno di materiali preziosi: ha bisogno di uno sguardo capace di riconoscere, dentro cio' che
e' stato scartato, una possibilità ancora inespressa.
In questa prospettiva, il pallet diventa una metafora perfetta della stessa pratica artistica: qualcosa che nasce per sostenere il peso degli altri, che attraversa il mondo in silenzio e che, una volta esaurita la propria funzione, sembra non avere piu' nulla da dire.
Basile dimostra il contrario.
Gli concede una seconda vita.
E quella seconda vita, attraverso il colore, la geometria, il rilievo e la luce, diventa arte.