Nel luglio del 1990, negli spazi dell’allora Salone Parrocchiale della Chiesa
dello Spirito Santo di Bari-Santo Spirito, prende forma TRANSIMMAGINE, una
collettiva che vede insieme Leonardo Basile, Rosario Mercuri e M. Marzullo. Per
Basile è la prima esperienza espositiva collettiva: un esordio che, osservato
oggi a distanza di molti anni, assume quasi il valore di una dichiarazione
d’intenti.
Sette opere, tutte realizzate in tecnica mista su pannelli lignei di cm 80 × 80,
mostrano infatti un artista che non sembra ancora interessato a definire una
propria grammatica conclusiva, quanto piuttosto a cercarla. Ed è proprio questa
condizione di ricerca, più che una presunta maturità stilistica, a costituire il
dato più interessante di questo nucleo del 1990.
Basile entra nell'arte senza una strada già tracciata. E forse è proprio questo
il suo primo atto autenticamente artistico.
La materia come prima forma di linguaggio
A colpire immediatamente è la centralità della materia.
Le superfici non sono semplicemente supporti sui quali applicare il colore:
diventano luoghi di accadimento. La pittura si deposita, si accumula, si
increspa, si stratifica. In alcune opere sembra quasi voler uscire dalla
bidimensionalità per trasformarsi in una superficie fisica, tattile.
È particolarmente evidente nel lavoro dominato dai toni chiari, dove una fitta
trama di spatolate e sovrapposizioni costruisce una sorta di pelle pittorica. Il
quadro non rappresenta qualcosa: è qualcosa. È superficie, crosta, erosione,
sedimentazione.
Anche nell'opera caratterizzata dalle numerose forme circolari scure, la materia
sembra generare una sorta di organismo. I cerchi, distribuiti sulla superficie,
assumono quasi la funzione di cellule, nuclei, particelle: elementi autonomi e
contemporaneamente appartenenti a un unico corpo. Le ombre nere che li
accompagnano accentuano l'impressione di profondità e conferiscono alla
composizione un singolare carattere sospeso tra microscopico e cosmico.
È già presente, dunque, una delle tensioni che accompagneranno la ricerca di
Basile: quella tra ordine e casualità, struttura e gesto, materia e spazio.
Il rosso: energia, ferita, spazio
Se la materia costituisce il corpo di queste opere, il rosso ne rappresenta
spesso il sangue.
Basile non utilizza il colore in maniera semplicemente decorativa. Il rosso
invade, aggredisce, occupa. Diventa campo emotivo.
In una delle opere il gesto pittorico si condensa in una grande curva nera che
attraversa diagonalmente una superficie dominata dal rosso e dall'arancio. È un
segno semplice, quasi primordiale, ma proprio per questo fortemente assertivo.
Quella linea sembra voler tagliare lo spazio, dividerlo, attraversarlo. È una
presenza che non descrive: afferma.
Altrove il rosso assume una funzione più costruttiva. La superficie viene
organizzata attraverso riquadri, forme concentriche e aperture geometriche, come
se l'artista cercasse di imporre un ordine alla materia. Ma l'ordine non è mai
assoluto: le pennellate rimangono visibili, le variazioni cromatiche rompono la
regolarità, la superficie conserva il ricordo del gesto.
È significativo che Basile, già in questa fase iniziale, non scelga tra
geometria e informalità. Le mette in conflitto.
E forse è proprio nel conflitto che comincia a riconoscersi.
Dal gesto all'energia del segno
Un'altra opera presenta una grande forma rossa diagonale, attraversata e
circondata da schizzi, colature, spruzzi e segni neri e blu.
Qui la pittura sembra perdere ogni intenzione descrittiva e trasformarsi in
azione.
Il colore non viene soltanto steso: viene lanciato, trascinato, fatto colare. Il
gesto diventa protagonista. La diagonale rossa introduce una direzione, mentre
gli schizzi sembrano registrare il movimento che ha preceduto la conclusione
dell'opera.
È una pittura che conserva la memoria del proprio farsi.
E questo aspetto è importante: Basile non sembra voler cancellare il processo
creativo, ma lasciarlo visibile sulla superficie. Il quadro diventa così una
sorta di diario fisico del gesto, una registrazione di scelte, ripensamenti,
sovrapposizioni e accidenti.
La geometria come tentativo di controllo
Nelle opere più geometriche emerge invece una diversa esigenza: quella di
costruire.
Riquadri dentro riquadri, campi, segmenti, linee e forme organizzano lo spazio
secondo una logica quasi architettonica. Ma anche qui la geometria non appare
fredda o matematica. È attraversata dalla pittura, dalla sua imperfezione, dalla
sua fisicità.
Le forme sembrano finestre, aperture verso qualcosa che però non viene mai
realmente rivelato.
Questa ambiguità è uno degli aspetti più interessanti della ricerca: la forma
geometrica promette ordine, ma la materia continuamente lo mette in discussione.
Basile sembra dirci che ogni tentativo di organizzare il mondo è destinato a
confrontarsi con ciò che sfugge all'ordine.
Il cosmo e il labirinto
Particolarmente significativa, in questo percorso, appare l'opera dal fondo
scuro sulla quale si sviluppa una fitta rete di linee gialle e arancioni,
attorno a un grande nucleo circolare centrale.
Qui la composizione assume una dimensione quasi cosmica.
Il cerchio centrale può essere letto come un sole, un pianeta, una cellula, un
nucleo originario. Intorno, le linee si intrecciano come traiettorie, orbite,
percorsi nervosi. Non esiste un vero centro stabile: tutto sembra muoversi
attorno a quel nucleo, ma contemporaneamente tutto sembra volerlo raggiungere.
È un'immagine che può essere interpretata anche come metafora dell'artista: il
centro esiste, ma non è ancora raggiunto; la ricerca procede attraverso
deviazioni, sovrapposizioni, tentativi.
E forse è proprio qui che, inconsapevolmente, Basile anticipa il concetto che
molti anni dopo sintetizzerà nella frase:
«L'arte è un perenne divenire e mai arrivare.»
Queste opere del 1990 sembrano infatti nascere proprio da questa consapevolezza:
non c'è un punto d'arrivo, ma soltanto una successione di possibilità.
Una prima collettiva, ma già una dichiarazione poetica
Riguardate oggi, le sette opere di TRANSIMMAGINE non devono essere giudicate
esclusivamente sulla base della coerenza stilistica. Sarebbe, probabilmente, il
modo meno corretto di affrontarle.
La loro forza sta nella loro inquietudine.
Basile prova, sperimenta, cambia registro. Passa dalla materia alla geometria,
dal gesto al segno, dal monocromo al contrasto cromatico, dalla costruzione
razionale all'esplosione gestuale. Non cerca ancora una "firma" riconoscibile
nel senso convenzionale del termine.
Cerca se stesso dentro la pittura.
E questa ricerca spiega anche l'apparente distanza tra un'opera e l'altra. Non
sono necessariamente sette variazioni della stessa idea: sono piuttosto sette
domande rivolte alla pittura.
Che cosa può essere una superficie?
Quanto può diventare fisica la materia?
Può una linea modificare lo spazio?
Può il colore essere emozione?
Può la geometria convivere con il caos?
Dove finisce il gesto e dove comincia la forma?
Non ci sono risposte definitive.
Ed è proprio questo il loro pregio.
Il valore storico di un esordio
TRANSIMMAGINE rappresenta dunque, per Leonardo Basile, molto più di una semplice
prima partecipazione espositiva.
È l'inizio documentato di un percorso di ricerca che, proprio perché non nasce
da un programma rigido, può mantenere negli anni una sua naturale apertura.
Il Basile del 1990 non è ancora l'artista che conosciamo attraverso le
successive esperienze, ma in queste opere è già riconoscibile una caratteristica
fondamentale: la volontà di non accontentarsi della soluzione raggiunta.
La materia diventa segno.
Il segno diventa spazio.
Lo spazio diventa energia.
L'energia torna materia.
È un continuo trasformarsi.
E allora il titolo TRANSIMMAGINE acquista, col senno di poi, un significato
quasi profetico: trans-immagine, oltre l'immagine, attraverso l'immagine, verso
qualcosa che ancora non ha una forma definitiva.
Forse è proprio questo il senso più autentico di quel primo incontro con il
pubblico.
Non l'arrivo di un artista.
La partenza di un artista.
E ogni partenza autentica porta con sé una certa dose di smarrimento, di
rischio, di curiosità. Basile sembra aver scelto di non eliminarla, ma di farne
il motore della propria ricerca.
A distanza di decenni, quelle sette superfici del 1990 possono quindi essere
lette come le prime pagine di un lungo quaderno ancora aperto.
Perché, in fondo, la pittura di Leonardo Basile sembra nascere da una
convinzione semplice e radicale: l'opera non conclude la ricerca; la rimette
continuamente in movimento.
- Titolo: DA TRANSIMMAGINE 1/2/3/4/5/6/7
- Genere: ASTRATTO/INFORMALE
- Dimensioni: cm 80 x 80
- Tecnica: smalti su PANNELLI MULTISTRATO
- Data realizzazione: 1993
- Redattore:






