“Dripping-on-hardboard 2” di Leonardo Basile si presenta come una superficie in ebollizione, una mappa psichica attraversata da tensioni cromatiche e stratificazioni materiche che sembrano nascere da un gesto simultaneamente impulsivo e controllato. L’opera dialoga apertamente con la tradizione dell’Action Painting americana — inevitabile il richiamo a Jackson Pollock — ma se ne distacca per una costruzione cromatica più aggressivamente luminosa e per una struttura visiva meno centrata sul ritmo lineare e più sulla collisione organica delle masse. Il supporto rigido dell’hardboard diventa qui un campo di pressione. Le colature, gli addensamenti e le esplosioni di pigmento non si limitano a registrare il movimento dell’artista: costruiscono una geografia instabile, quasi vulcanica, nella quale il colore appare come materia viva. Il contrasto tra il blu freddo di fondo e i rossi incandescenti, attraversati da improvvise accensioni gialle, genera una vibrazione continua che impedisce allo sguardo di trovare un punto di quiete. La composizione è totalizzante, “all-over”, priva di gerarchie narrative: ogni frammento della superficie sembra possedere la stessa intensità energetica. L’opera può essere letta come un paesaggio interiore. Le forme circolari e spiraliformi che emergono dal caos evocano cellule, crateri, costellazioni o organismi in mutazione. In questo senso, Basile sembra lavorare su una soglia ambigua tra astrazione e figurazione latente: l’immagine non rappresenta nulla di riconoscibile, ma suggerisce continuamente possibilità di apparizione. È proprio questa oscillazione percettiva a rendere il dipinto magnetico. Lo spettatore è portato a cercare forme, tracce, memorie visive dentro una materia che continuamente si dissolve. Dal punto di vista tecnico, “Dripping-on-hardboard 2” mostra una notevole consapevolezza del rapporto tra casualità e controllo. Il dripping non appare qui come gesto automatico puro, ma come processo guidato, in cui la sedimentazione del colore produce profondità e densità spaziale. La superficie sembra quasi corrosa o mineralizzata; il pigmento assume qualità laviche, metalliche, sedimentarie. Ne deriva un’immagine che oscilla tra pittura e fenomeno naturale. L’aspetto più interessante dell’opera è forse proprio la sua capacità di trasformare il caos in struttura visiva. Basile non cerca l’armonia classica, ma un equilibrio instabile, dinamico, costruito attraverso attriti cromatici e tensioni gestuali. Il quadro diventa così esperienza immersiva, campo energetico più che semplice immagine. In “Dripping-on-hardboard 2”, la pittura non racconta: accade. E accadendo, coinvolge lo spettatore in un processo percettivo quasi fisico, dove il colore è insieme impulso emotivo, traccia del gesto e materia in trasformazione continua.



  • Titolo: DRIPPING ON BOARD - 2
  • Genere: INFORMALE
  • Dimensioni: cm 44 x 44
  • Tecnica: Oli e smalti su faesite
  • Data realizzazione: 15/11/2024
  • Redattore: VIRTUALE