La serie “Figure amorfe” di Leonardo Basile rappresenta una delle declinazioni più essenziali e meditate della sua ricerca informale, una sequenza di opere nelle quali la pittura, il rilievo e la percezione tattile convergono in un linguaggio di sorprendente sintesi. Realizzate su piccoli formati – circa 30 x 40 cm – mediante l’impiego di cartoncino sagomato applicato alla superficie e successivamente integrato con acrilici e smalti, queste composizioni sembrano nascere da un processo di sottrazione piuttosto che di accumulo: eliminano ogni riferimento descrittivo per lasciare emergere soltanto la presenza primaria della forma. Le sagome in rilievo, morbide e sinuose, non alludono mai a figure riconoscibili. Appaiono come organismi in formazione, cellule ingrandite, presenze biomorfiche o tracce fossili sospese in uno spazio mentale. La loro natura ambigua costituisce il nucleo poetico dell'intera serie: sono forme che sembrano voler diventare qualcosa senza mai completare la propria trasformazione. In questa sospensione tra nascita e dissoluzione risiede la forza evocativa delle opere. Il rilievo del cartoncino non viene utilizzato come semplice espediente materico, ma come elemento strutturale capace di modificare la percezione della superficie pittorica. La luce accarezza i margini delle figure, ne evidenzia i contorni e genera ombre sottili che trasformano il dipinto in un territorio intermedio fra pittura e bassorilievo. Basile supera così la bidimensionalità tradizionale del quadro senza sconfinare nella scultura, mantenendo un equilibrio delicato tra presenza fisica e immagine. Anche il colore svolge un ruolo determinante. I toni terrosi, gli ocra, i verdi ossidati, i grigi, i rossi incandescenti e gli azzurri polverosi non costruiscono contrasti aggressivi ma atmosfere. Gli smalti e gli acrilici si stratificano producendo superfici vibranti, spesso percorse da segni, velature e increspature che ricordano processi naturali di sedimentazione. In alcune opere il cromatismo avvolge le forme come una corrente energetica; in altre le figure sembrano affiorare appena dal fondo, quasi mimetizzate nella materia pittorica, come reperti archeologici riaffiorati dal tempo. L'aspetto più interessante della serie è probabilmente il rapporto che si instaura tra autonomia e relazione. Ogni figura appare indipendente, autosufficiente, ma al tempo stesso sembra cercare un dialogo con lo spazio circostante. I vuoti assumono così la stessa importanza dei pieni; il fondo non è mai semplice sfondo ma parte integrante della composizione. Le opere si configurano come campi di tensione nei quali forma e ambiente si definiscono reciprocamente. In queste “Figure amorfe” Basile dimostra come l'astrazione possa ancora essere uno strumento di conoscenza sensibile. Non vi è alcuna volontà decorativa né alcuna ricerca di simbolismi espliciti: ciò che emerge è piuttosto una riflessione sulla genesi della forma, sul confine tra materia e immaginazione, tra ciò che appare e ciò che resta indefinito. La semplicità apparente delle composizioni nasconde infatti una ricerca rigorosa sulla percezione, sul ritmo e sulla presenza fisica del colore. La serie si inserisce coerentemente nel percorso sperimentale dell'artista, caratterizzato da una continua indagine sui rapporti tra segno, materia e spazio, ma introduce una dimensione più raccolta e introspettiva. Queste opere sembrano infatti invitare l'osservatore a rallentare lo sguardo, a seguire le curvature delle forme e a lasciarsi coinvolgere da una sorta di silenziosa geografia interiore, dove ogni elemento esiste in uno stato di continua metamorfosi. Attraverso tale processo, Basile trasforma il piccolo formato in uno spazio di intensa concentrazione poetica, dimostrando come anche una forma minima possa contenere un universo percettivo complesso e profondamente evocativo.
- Titolo: FIGURE AMORFE
- Genere: ASTRATTO
- Dimensioni: cm 30 x 40
- Tecnica: Mista: Cartoncino, acrilici e smalti su faesite telata
- Data realizzazione: Marzo/2020
- Redattore: VIRTUALE








