Con Fontana non lo sa, Leonardo Basile costruisce una delle sue più esplicite e ironiche “provocazioni d’arte”, intervenendo sulla tela non soltanto attraverso il colore, ma agendo direttamente sulla sua natura fisica. Il dipinto, infatti, non si limita a rappresentare qualcosa: la superficie diventa essa stessa il luogo dell’azione, ferita, attraversata e ricomposta.

Il riferimento al gesto di Lucio Fontana è immediatamente evocato dai tagli praticati sulla tela, ma Basile evita accuratamente di trasformare l'omaggio in una semplice imitazione. Il titolo, Fontana non lo sa, introduce anzi una componente di ironia che modifica radicalmente la lettura dell'opera. Quel “non lo sa” sembra suggerire che il taglio, una volta sottratto alla sua origine storica e teorica, possa tornare a essere un gesto autonomo, quasi istintivo, capace di assumere significati differenti.
La scelta di una campitura rossa, intensa e uniforme, accentua questa tensione. Il rosso possiede una duplice natura: è colore di energia, passione e vitalità, ma anche di ferita e di lacerazione. Su questa superficie apparentemente compatta, i tagli introducono una serie di discontinuità verticali e oblique che sembrano interrompere il silenzio della materia. Non sono semplicemente aperture: sono segni, pause, incisioni ritmiche che trasformano la tela in una sorta di spartito visivo.

Particolarmente interessante è la presenza della cucitura. È qui che Basile compie il passaggio più significativo rispetto alla tradizione dello spazialismo: alla separazione oppone la ricomposizione. Il taglio apre, la cucitura richiude; il gesto distruttivo viene seguito da un gesto paziente e quasi artigianale. La tela viene dunque contemporaneamente ferita e guarita. Ne nasce una contraddizione fertile: ciò che è stato diviso viene nuovamente unito, ma la sutura non cancella la lacerazione; al contrario, la rende ancora più evidente.
In questo senso l'opera può essere letta anche come una riflessione sul rapporto fra arte, memoria e appropriazione. Basile prende un gesto ormai storicizzato e lo riporta nel presente, privandolo della sacralità dell'icona e restituendogli una dimensione quasi ludica. Il titolo è determinante: non pretende di competere con Fontana, né di ripeterne la ricerca, ma sembra instaurare con essa un dialogo immaginario, scherzoso e al tempo stesso rispettoso.

C'è inoltre un aspetto concettuale sottile: chi guarda il dipinto sa che dietro quei tagli esiste una storia dell'arte; Fontana, naturalmente, non può sapere che il suo gesto sarebbe diventato un linguaggio tanto riconoscibile da poter essere citato, reinterpretato e persino ironizzato decenni dopo. È proprio questa distanza temporale a generare la provocazione.
Fontana non lo sa funziona quindi su più livelli: è pittura, intervento sulla materia, citazione colta e, soprattutto, gioco sull'idea stessa di originalità. Basile dimostra di sapere che, nella storia dell'arte, un gesto non appartiene per sempre a chi lo ha inventato: può essere ripreso, deformato, ricucito e trasformato.
Il risultato è un'opera volutamente ambigua: seria nella sua costruzione, ironica nel titolo, fisica nell'esecuzione e concettuale nelle implicazioni. Una piccola tela che mette in scena, con pochi elementi, una questione tutt'altro che piccola: dove finisce la citazione e dove comincia una nuova opera?
E forse, osservando quelle cuciture che tengono insieme ciò che il taglio aveva separato, viene spontaneo pensare che la vera provocazione di Basile non sia aver “tagliato” la tela, ma aver avuto l'ardire di ricucire Fontana.



  • Titolo: Fontana non lo sa
  • Genere: Provocazione d'arte
  • Dimensioni: cm 70 x 50
  • Tecnica: acrilici, tagli e cucitura su tela
  • Data realizzazione: maggio 2021
  • Redattore: