Il respiro del blu. Nuove opere di Leonardo Basile (6 agosto 2026)
La più recente serie di opere di Leonardo Basile, realizzata
il 6 agosto 2026 in tecnica mista con colori acrilici su
pannelli di truciolato nobilitato (cm 74 × 57), rappresenta un
nuovo approdo nella ricerca dell'artista pugliese, da decenni
impegnato a indagare le possibilità espressive dell'astrazione
informale e della materia pittorica. Basile, nato a Palese nel
1961, opera da anni nell'ambito dell'astrazione, sviluppando un
linguaggio autonomo fondato sulla centralità del colore, della
superficie e della memoria del gesto.
In questo ciclo il protagonista assoluto è il blu, ma sarebbe
riduttivo considerarlo semplicemente un colore dominante. Qui il
blu diventa uno spazio mentale, un campo energetico, una
condizione dello sguardo. È un elemento che assorbe la luce e
contemporaneamente la restituisce, trasformando ogni pannello in
un ambiente percettivo nel quale il tempo sembra rallentare fino
quasi a dissolversi.
La scelta del truciolato nobilitato assume un ruolo
determinante. Non si tratta di un semplice supporto alternativo
alla tela, bensì di una superficie con una propria identità
fisica, capace di dialogare con gli strati di acrilico e con gli
interventi materici. La pittura non nasconde il supporto: lo
incorpora, ne sfrutta la resistenza e la levigatezza, lasciando
emergere una tensione continua tra controllo progettuale e
imprevedibilità della materia.
Ciò che colpisce immediatamente è la varietà di soluzioni
adottate all'interno di una gamma cromatica apparentemente
unitaria. Alcuni pannelli sembrano evocare superfici acquatiche
percorse da riflessi e sedimentazioni luminose; altri assumono
l'aspetto di pareti antiche consumate dal tempo, dove velature,
graffi e colature costruiscono una memoria stratificata. In
altri ancora il gesto si fa più incisivo, quasi calligrafico,
incidendo il colore con una trama di segni che ricordano
scritture perdute o mappe geologiche.
L'assenza di qualsiasi riferimento figurativo non coincide mai
con una rinuncia al racconto. Al contrario, Basile continua a
suggerire paesaggi interiori che ciascun osservatore è chiamato
a completare. Le superfici vibrano di una vita silenziosa, come
se custodissero fenomeni naturali appena intuibili: nebbie,
acque profonde, cieli riflessi, ghiacci, vapori, sedimentazioni
minerali. È una pittura che non descrive il mondo visibile, ma
il modo in cui esso permane nella memoria.
La componente gestuale, pur presente, appare oggi più misurata
rispetto ad altri momenti della produzione dell'artista. Il
segno non esplode, ma si sedimenta. Ogni intervento sembra
nascere da una lenta costruzione, da successive velature e
abrasioni che conferiscono alle opere una profondità quasi
archeologica. La materia non invade lo spazio, lo fa respirare.
Particolarmente significativa è la qualità della luce. Essa non
proviene dall'esterno, come nella tradizione naturalistica, ma
sembra generarsi dall'interno stesso della superficie pittorica.
I bianchi lattiginosi, gli azzurri polverosi, i blu cobalto e le
improvvise tracce violacee o rosate costruiscono una luminosità
diffusa che trasforma ogni pannello in una presenza
contemplativa. Lo spettatore non è chiamato a leggere
l'immagine, bensì ad abitarla.
Questa serie conferma inoltre una caratteristica costante della
ricerca di Basile: la capacità di sottrarre anziché aggiungere.
L'artista elimina progressivamente ogni elemento superfluo fino
a lasciare soltanto ciò che è essenziale: colore, materia, luce
e tempo. In tale economia dei mezzi risiede la forza poetica del
ciclo, che raggiunge una sorprendente intensità emotiva senza
ricorrere ad alcuna spettacolarizzazione.
L'intero insieme appare così come una meditazione sul silenzio.
Un silenzio non inteso come assenza, ma come spazio fertile in
cui la pittura può ancora interrogare la sensibilità
contemporanea senza cedere alle mode o alla necessità di
spiegarsi. È un linguaggio che richiede lentezza, attenzione e
disponibilità all'ascolto.
Con questi nuovi lavori Leonardo Basile prosegue coerentemente
il proprio percorso, ma introduce al tempo stesso una nuova
leggerezza percettiva. Se nelle precedenti esperienze la materia
sembrava spesso affermare la propria presenza fisica, qui essa
tende a rarefarsi fino a diventare atmosfera, luce trattenuta,
memoria cromatica. È una pittura che non cerca di impressionare,
ma di permanere nello sguardo, lasciando emergere, poco alla
volta, quella dimensione lirica che costituisce forse il tratto
più maturo della sua ricerca attuale.
Prof. Alessandro Masi, 6 agosto 2026
Critico e storico dell'arte
- Titolo: Group in blu
- Genere: INFORMALE
- Dimensioni: cm 74 x 57
- Tecnica: Acrilici su truciolato nobilitato
- Data realizzazione: 06/08/2026
- Redattore: Alessandro Masi
