Le sei opere realizzate da Leonardo Basile nel 1998, attraverso l’assemblaggio
di tessere in legno di pioppo di cm 4,5 × 4,5, costituiscono un momento
particolarmente interessante della sua ricerca. Realizzate con colori acrilici e
smalti, le composizioni raggiungono complessivamente la misura di cm 60 × 60 e
si presentano come altrettante grandi superfici cromatiche costruite attraverso
una fitta successione di elementi singoli.
A prima vista il procedimento potrebbe sembrare quello di una semplice
organizzazione geometrica: una superficie quadrata, suddivisa in numerosi moduli
regolari, ciascuno dipinto individualmente e successivamente assemblato. In
realtà, proprio questa apparente semplicità nasconde il carattere più
significativo della ricerca di Basile. La geometria non nasce infatti dalla
ripetizione meccanica, ma dalla tensione fra ordine e imprevedibilità.
Ogni tessera è un piccolo campo pittorico autonomo. Prima di entrare nella
composizione generale, ciascun elemento possiede una propria identità:
variazioni di tono, trasparenze, addensamenti, graffiature, colature, segni,
sovrapposizioni e differenti qualità della superficie. Quando le tessere vengono
accostate, queste singolarità non scompaiono, ma entrano in relazione reciproca.
È così che il modulo, da elemento costruttivo, diventa unità espressiva.
Il termine monocromia, pertanto, va interpretato in senso non tradizionale.
Basile non cerca una superficie uniformemente dominata da un unico colore, bensì
esplora tutto ciò che può accadere dentro un colore. Il rosso contiene altri
rossi; il blu attraversa gradazioni fredde e profonde; il giallo oscilla tra
luminosità, ocra e materia; il verde si apre a tonalità più scure e trasparenti;
il viola si muove tra zone plumbee, rosate e bluastre; l’arancione diventa
caldo, terroso, quasi metallico.
La monocromia diviene dunque un sistema di differenze.
Monocromia modulare in Blu
La composizione blu è forse quella nella quale maggiormente emerge una
dimensione spaziale. Le tessere sembrano aprire piccole profondità, come
finestre irregolari su una superficie continuamente mutevole. I blu più chiari
interrompono le zone profonde e scure, mentre sottili segni lineari attraversano
diversi moduli producendo una sorta di trama nervosa.
Il blu, tradizionalmente associato alla distanza e alla contemplazione, viene
qui sottratto alla quiete. Le linee, le abrasioni e le variazioni materiche
introducono infatti una componente dinamica. La superficie sembra oscillare tra
ordine razionale e movimento interiore.
Monocromia modulare in Giallo
Nel lavoro giallo la luce assume un ruolo predominante. È probabilmente la
composizione nella quale il colore appare più vicino a una vera emanazione
luminosa. Ma anche qui l'uniformità è solo apparente: le tessere presentano
differenti densità, velature, impronte e addensamenti che fanno vibrare il campo
cromatico.
Il giallo diventa materia, ma anche energia. Le piccole variazioni presenti nei
singoli quadrati impediscono alla superficie di trasformarsi in un semplice
esercizio decorativo. Il colore sembra accendersi dall’interno, attraverso una
moltiplicazione di intensità.
Monocromia modulare in Rosso
Nel rosso la ricerca assume una dimensione più fisica e quasi pulsante. È un
colore che non sembra stare fermo: le diverse tessere producono una successione
di accensioni e arretramenti, mentre i segni e le tracce pittoriche sembrano
incidere la superficie.
Il rosso di Basile non è soltanto passione o energia; è soprattutto materia
cromatica in tensione. Le differenze tra i moduli costruiscono una sorta di
ritmo sincopato, come se l'intera superficie fosse attraversata da un impulso
interno.
Monocromia modulare in Viola
La composizione viola introduce invece una dimensione più ambigua e meditativa.
Il colore, per sua natura sospeso tra il rosso e il blu, permette a Basile di
costruire una superficie meno immediata e più complessa.
Le tessere sembrano dialogare attraverso variazioni di profondità, trasparenza e
temperatura. Alcuni moduli appaiono quasi assorbire la luce, altri la
restituiscono. Ne deriva una superficie nella quale il colore sembra
continuamente trasformarsi sotto lo sguardo.
È forse proprio questa la caratteristica più interessante del lavoro: la
monocromia non conduce alla stabilità, ma all'ambiguità percettiva.
Monocromia modulare in Arancione
L'arancione possiede una temperatura particolare. Rispetto al rosso appare più
luminoso, rispetto al giallo più corporeo. Basile sfrutta questa posizione
intermedia costruendo una composizione estremamente calda, nella quale le
tessere assumono talvolta una consistenza quasi terrosa o metallica.
La superficie sembra attraversata da una luce al tramonto, ma è una luce
continuamente frammentata dalla struttura modulare. Ogni quadrato trattiene una
diversa quantità di colore e di materia, contribuendo alla costruzione di un
insieme che vive proprio grazie alla somma delle differenze.
Monocromia modulare in Verde
Nel verde la struttura modulare assume un carattere quasi organico. Le numerose
variazioni tonali fanno pensare a una superficie vegetale, acquatica o minerale,
senza tuttavia condurre mai alla rappresentazione di qualcosa di riconoscibile.
Il verde è qui soprattutto campo di trasformazione. I segni, le velature e le
differenze di densità generano una sorta di tessuto pittorico nel quale la
regolarità della griglia viene continuamente contraddetta dalla libertà del
gesto.
Ed è proprio questo contrasto a rendere particolarmente efficace l'opera: la
razionalità della costruzione convive con una pittura che conserva il carattere
dell'imprevisto.
Nel loro insieme, queste sei Monocromie modulari possono essere lette come sei
capitoli di una stessa esperienza, ma non come semplici variazioni cromatiche di
un medesimo modello.
Basile parte da una regola rigorosa — il quadrato, la misura, la ripetizione,
l'assemblaggio — per arrivare a un risultato nel quale la regola viene
continuamente messa in discussione. La griglia stabilisce l'ordine generale,
mentre la pittura restituisce l'irregolarità, la casualità e il gesto.
Questa dialettica è fondamentale. Il quadrato costruisce l'ordine; il colore
introduce il movimento. Il modulo stabilisce la misura; la materia la
disobbedisce.
Ne deriva una concezione della pittura nella quale l'opera non è più
necessariamente il risultato di un unico gesto, ma la conseguenza di molteplici
gesti individuali che acquistano significato soltanto attraverso l'assemblaggio.
In questo senso, ciascuna tessera può essere considerata contemporaneamente
opera autonoma e frammento di un'opera più grande.
La scelta del legno di pioppo accentua inoltre il rapporto tra pittura e
materia. Non ci troviamo davanti a una superficie neutra sulla quale il colore
viene semplicemente applicato: il supporto, la sua consistenza e le sue
differenze contribuiscono alla percezione finale. Acrilici e smalti, con le loro
differenti qualità di assorbimento e riflessione, amplificano ulteriormente
questo dialogo.
Le sei opere del 1998 testimoniano dunque una ricerca nella quale la pittura si
fa costruzione senza cessare di essere pittura. La modularità non è un semplice
espediente formale, ma diventa il principio attraverso il quale Basile interroga
il rapporto tra singolo e insieme, parte e totalità, ordine e casualità.
In definitiva, queste composizioni possono essere considerate come sei grandi
organismi cromatici, nei quali il colore non viene semplicemente steso sulla
superficie, ma costruito, scomposto e ricomposto. La loro forza risiede proprio
nella contraddizione apparente che le attraversa: sono opere rigorosamente
organizzate e, nello stesso tempo, profondamente affidate alla libertà del
gesto.
La monocromia, così intesa, non è quindi assenza di varietà. È, al contrario, la
scoperta della varietà nascosta dentro l'unità del colore.
Andrea Valenti, critico d’arte
- Titolo: Monocromia modulare in Blu", in Giallo, in Rosso, in Viola, in Arancione, in Verde
- Genere: ASTRATTO/INFORMALE
- Dimensioni: cm 60 x 60
- Tecnica: Acrilici e smalti
- Data realizzazione: 1999
- Redattore: Andrea Valenti





