Nelle sei opere che in questa pagina vengono presentate, Leonardo Basile
sviluppa una ricerca nella quale la pittura sembra progressivamente liberarsi
dalla superficie per conquistare lo spazio. Il legno non è infatti un semplice
supporto sul quale applicare il colore: diventa materia costruttiva, elemento
plastico, memoria e misura. La superficie viene smembrata, ricomposta,
sovrapposta, arretrata o fatta aggettare, fino a trasformare il quadro in una
sorta di piccolo organismo architettonico.
Il carattere più evidente dell'insieme è proprio questa ambiguità tra pittura,
scultura e costruzione. Basile non procede per rappresentazione, ma per
aggregazione. Ogni frammento ligneo conserva una propria identità — venature,
nodi, incisioni, asperità, variazioni cromatiche — e tuttavia entra in una
struttura più ampia nella quale perde la propria autonomia per diventare parte
di un ordine complessivo.
La scelta del legno assume così anche un valore concettuale. È una materia che
porta con sé una storia precedente all'intervento dell'artista: la crescita
dell'albero, la stratificazione delle fibre, il taglio, l'usura. Basile non
cancella questa storia, ma la incorpora nel linguaggio dell'opera. Le venature
diventano segni; le sezioni diventano campiture; i tagli diventano linee; gli
spessori producono ombre. La materia naturale viene quindi sottoposta a un
processo di razionalizzazione senza perdere completamente la propria componente
organica.
Nella COMPOSIZIONE LIGNEA, caratterizzata da una struttura più essenziale e
orizzontale, la disposizione di tavole verdi sovrapposte e attraversate da
elementi verticali crea una sorta di griglia primordiale. Il colore, volutamente
spento e terroso, sembra nascere direttamente dalla materia. Le irregolarità dei
frammenti impediscono alla geometria di diventare fredda: l'ordine è
continuamente disturbato dalla casualità delle fibre, delle fratture e delle
differenze tonali.
Un procedimento diverso, ma intimamente collegato, appare nella composizione
formata da una moltitudine di moduli quadrati - CROMOSINTESI [4] - , quasi
tessere di una parete archeologica. Qui il singolo elemento assume un'importanza
particolare: ciascun quadrato presenta una propria concentrazione cromatica,
spesso organizzata attorno a nuclei circolari che ricordano sezioni del tronco,
anelli di crescita o impronte lasciate dalla lavorazione. L'effetto complessivo
è quello di una superficie brulicante, nella quale l'occhio passa continuamente
dal particolare all'insieme.
È una sorta di cosmologia in miniatura: ogni modulo sembra contenere un centro,
una storia, una diversa intensità di materia. La ripetizione non produce
monotonia, ma variazione. Il quadrato, elemento razionale per eccellenza, viene
infatti continuamente alterato dalla naturalità della superficie lignea.
Nella terza composizione - RILIEVO POLICROMATICO 2 - la ricerca assume invece
una dimensione più propriamente architettonica. I blocchi lignei, disposti come
elementi di una costruzione irregolare, generano una parete fatta di pieni e
vuoti, avanzamenti e arretramenti. Qui il rilievo diventa determinante: la luce
non si limita a illuminare il colore, ma disegna fisicamente l'opera attraverso
le ombre.
La pittura viene dunque subordinata alla struttura tridimensionale. I toni
spenti — grigi, rosa, verdi, bruni, azzurri — non cercano la brillantezza, ma
costruiscono una gamma atmosferica quasi mineralizzata. L'opera appare come un
frammento di muro, una facciata immaginaria, una architettura senza funzione.
Particolarmente significativa è la composizione nella quale i moduli lignei
assumono un andamento verticale e ondulato - RILIEVO POLICROMATICO 1. Qui Basile
introduce una tensione che manca, almeno in parte, nelle strutture più statiche:
gli elementi sembrano piegarsi, sporgere, rientrare. Il rigore geometrico si
trasforma in una sorta di movimento congelato.
La materia lignea conserva ancora chiaramente le proprie venature concentriche,
ma queste, attraverso la disposizione dei moduli, vengono moltiplicate e
sovrapposte. Ne nasce una specie di ritmo visivo che richiama il respiro,
l'onda, la pulsazione. La superficie non è più semplicemente composta: sembra
muoversi.
Nelle ultime due opere - RILIEVO POLICROMATICO 4 / UNA CITTA' QUALSIASI - il
procedimento si fa ancora più complesso. La frammentazione del legno raggiunge
una dimensione quasi urbana: piccoli parallelepipedi, listelli e blocchi vengono
accostati secondo una logica apparentemente casuale, ma sostenuta da un sottile
equilibrio di verticali e orizzontali. L'insieme può ricordare una città vista
dall'alto o una struttura urbana osservata frontalmente, ma senza mai
trasformarsi in vera rappresentazione. È significativo, in questo senso, il
titolo Una qualsiasi città: l'aggettivo "qualsiasi" sottrae alla composizione
ogni riferimento geografico preciso e la trasforma in una metafora. La città
diventa un sistema di relazioni, una molteplicità di unità differenti costrette
a condividere uno spazio comune. Le singole forme lignee possono allora essere
lette come edifici, cellule, abitazioni, segmenti di memoria o semplicemente
come particelle di una realtà continuamente ricostruita.
L'ultima opera porta questa concezione verso una maggiore densità. Il numero dei
frammenti, la varietà degli orientamenti e la profondità delle ombre producono
una superficie quasi brulicante, nella quale è difficile individuare un centro
privilegiato. Non c'è un punto focale definitivo: l'occhio è costretto a
percorrere l'intera composizione, seguendo una trama di connessioni.
Una pittura che diventa costruzione
Ciò che accomuna le sei opere è dunque un principio preciso: Basile costruisce
il quadro anziché dipingerlo.
Il colore non viene applicato soltanto per modificare l'aspetto del supporto, ma
per accentuare differenze, gerarchie, profondità e rapporti fra le varie parti.
La policromia, tuttavia, non è mai aggressiva. Prevalgono tonalità desaturate,
terrose, polverose, spesso volutamente consumate. È come se il colore fosse
stato assorbito dal legno invece di depositarsi su di esso.
Da questo punto di vista, il termine rilievo è particolarmente appropriato: non
indica soltanto la presenza di una tridimensionalità, ma suggerisce il passaggio
dalla superficie alla materia. Il quadro acquista spessore, peso, ombra e
persino una dimensione temporale.
Le sei opere possono quindi essere considerate non come episodi isolati, ma come
differenti possibilità di una stessa ricerca: modulo, ripetizione,
frammentazione, ritmo, stratificazione e spazio. Dal grande ordine della griglia
alla complessità quasi urbana degli assemblaggi, Basile sembra interrogarsi
sulla possibilità di trasformare elementi semplici in strutture capaci di
generare significati molteplici.
Il risultato è una forma di astrazione profondamente materica, nella quale la
geometria non domina la natura ma dialoga con essa. Il legno resiste alla
geometria, mentre la geometria organizza il legno. È precisamente in questa
tensione — tra ordine e casualità, costruzione e deterioramento, superficie e
profondità, pittura e scultura — che si riconosce la forza di RILIEVO
POLICROMATICO.
Le sei opere testimoniano, in definitiva, una concezione del fare artistico
inteso come atto di assemblaggio e di trasformazione: raccogliere frammenti,
riconoscere la loro individualità, metterli in relazione e ottenere da questa
relazione una nuova unità. Una poetica nella quale il frammento non rappresenta
ciò che è perduto, ma diventa il mattone attraverso cui costruire una realtà
nuova.
- Titolo: Opere lignee
- Genere: ASTRATTO/INFORMALE
- Dimensioni: varie misure
- Tecnica: Mista (legno, colori acrilici, smalti)
- Data realizzazione: varie date
- Redattore:

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