Da Conflitto_53



Da Conflitto_53



Da Conflitto_53



Da Conflitto_53



Da Conflitto_53


Il collage come origine di una nuova geometria in Leonardo Basile


Nella ricerca di Leonardo Basile il collage non rappresenta semplicemente una tecnica, ma un vero e proprio luogo di origine: uno spazio nel quale frammenti, sovrapposizioni, campiture e segni entrano in relazione prima ancora di assumere una forma definitiva. Le opere qui presentate sembrano nascere precisamente da questa esigenza: partire da un'immagine composta, scomporla, attraversarla, alterarne gli equilibri e quindi ricostruirla attraverso una successione di elaborazioni grafiche digitali.

È un procedimento che non va letto come un semplice esercizio di variazione formale. Al contrario, il digitale diventa per Basile uno strumento di analisi e di trasformazione del linguaggio pittorico. Il collage iniziale viene progressivamente sottoposto a una sorta di metamorfosi: le forme vengono isolate, moltiplicate, ribaltate, sovrapposte, dilatate o ridotte fino a perdere ogni residuo di funzione rappresentativa. Ciò che rimane è la struttura, il ritmo, il rapporto tra pieni e vuoti, tra superficie e profondità.

Il risultato è una sequenza nella quale ogni immagine conserva la memoria della precedente, ma contemporaneamente se ne allontana. È proprio questa dimensione processuale a costituire uno degli aspetti più interessanti della ricerca. Non siamo di fronte a sedici immagini semplicemente diverse, ma a sedici possibili stati di una stessa idea, quasi altrettanti fotogrammi di una trasformazione incessante.

A emergere con particolare evidenza è il rapporto tra geometria e materia. Le forme geometriche — triangoli, trapezi, poligoni, segmenti, strutture speculari e figure che sembrano oscillare tra il bidimensionale e il tridimensionale — convivono con una superficie irregolare, punteggiata, granulosa, attraversata da spruzzi e minute interferenze cromatiche. La precisione della costruzione geometrica viene così continuamente disturbata da una componente più istintiva e informale.

È un confronto che appartiene profondamente alla poetica di Basile. La geometria non è mai veramente fredda e il gesto informale non è mai completamente libero. L'ordine cerca il disordine e il disordine tende a ricostruire un ordine. Da questa tensione nasce la vitalità delle immagini.

Anche la scelta cromatica assume un ruolo decisivo. Il rosa magenta, il rosso, il bianco sporco, i grigi, i verdi pallidi e le tonalità terrose costruiscono una tavolozza apparentemente delicata, ma attraversata da improvvise accelerazioni. Il magenta, soprattutto, agisce come una forza di espansione: occupa, invade, separa, mette in comunicazione le diverse zone della superficie. Non è semplicemente un colore, ma quasi una energia strutturale.

In alcune elaborazioni le forme sembrano architetture sospese; in altre assumono l'aspetto di frammenti cristallini, lame, pieghe o superfici ripiegate nello spazio. Altrove la composizione tende alla serialità e alla simmetria, generando configurazioni che ricordano organismi astratti, pattern, strutture cellulari o costruzioni modulari. In altre ancora la geometria si frantuma e sembra precipitare verso una dimensione più libera e gestuale.

Questa oscillazione rende particolarmente significativo il rapporto con la precedente ricerca di Basile, compresa quella riconducibile alla serie dei “Conflitti”. Anche qui il conflitto non è soltanto tematico: è soprattutto interno alla forma. È il conflitto tra verticale e diagonale, tra trasparenza e opacità, tra superficie e profondità, tra simmetria e asimmetria, tra controllo progettuale e casualità del gesto.

In questo senso il termine conflitto potrebbe essere esteso all'intero procedimento creativo: ogni forma sembra nascere da un'opposizione e, nello stesso tempo, generare una nuova opposizione. La composizione non cerca necessariamente una soluzione definitiva; preferisce mantenere aperta la tensione.

Particolarmente interessante è inoltre la progressiva perdita del carattere originario del collage. Nelle prime immagini si percepisce ancora il principio della sovrapposizione e dell'accostamento; nelle successive il frammento viene sempre più astratto, fino a trasformarsi in segno autonomo. È come se Basile prendesse gli elementi del collage e li sottoponesse a una sorta di processo di purificazione: non elimina la memoria del frammento, ma ne conserva soltanto l'energia formale.

Il digitale, dunque, non sostituisce la pittura: ne diventa un'estensione concettuale. Le elaborazioni sembrano infatti appartenere a quella zona di confine nella quale pittura, grafica e progettazione visiva finiscono per contaminarsi reciprocamente. La superficie digitale conserva il carattere tattile della pittura attraverso le texture, gli spruzzi, le imperfezioni e le variazioni tonali; contemporaneamente, la possibilità di replicare, riflettere e modificare le forme introduce una logica propriamente contemporanea.

Ne deriva una sorta di pittura mentale, nella quale l'immagine non viene semplicemente osservata, ma costruita e decostruita davanti agli occhi dello spettatore.

È forse questo il dato più significativo di questa serie: Basile non utilizza il digitale per rendere l'immagine più perfetta, ma per renderla più instabile. La perfezione geometrica viene continuamente messa in crisi dalla materia; la materia viene ordinata dalla geometria; la simmetria viene interrotta; il frammento diventa struttura e la struttura torna a essere frammento.

La serie si colloca così coerentemente all'interno della ricerca di Leonardo Basile, artista da tempo impegnato in una personale esplorazione dell'astrazione geometrica e informale. Una ricerca nella quale il colore non è decorazione, la geometria non è semplice costruzione e il gesto non è casualità, ma concorrono tutti alla costruzione di un linguaggio autonomo.

Queste elaborazioni digitali possono allora essere considerate non come una parentesi rispetto alla sua produzione pittorica, ma come un ulteriore laboratorio della sua ricerca. Un laboratorio nel quale Basile verifica cosa accade quando una forma viene sottratta al suo contesto, ripetuta, deformata, moltiplicata e nuovamente messa in relazione con altre forme.

Alla fine di questo percorso, ciò che resta è una convinzione precisa: l'astrazione di Leonardo Basile non nasce dal rifiuto della realtà, ma dalla sua continua scomposizione. La realtà viene frantumata in segni, superfici, colori e rapporti; quindi ricomposta secondo un ordine nuovo, esclusivamente pittorico.

Il collage è dunque il punto di partenza. L'elaborazione digitale è il viaggio. La geometria e l'informale sono i due poli di una ricerca ancora aperta, nella quale ogni immagine non conclude la precedente, ma la rimette in discussione.

E proprio in questa capacità di trasformare una stessa matrice in una successione di possibilità, mantenendo riconoscibile la propria identità pur modificandone continuamente la struttura, risiede uno degli elementi più autentici e contemporanei della ricerca di Leonardo Basile.



Prof. Alessandro Masi, agosto 2026
Critico e storico dell'arte



  • Titolo: Da Conflitto_53
  • Genere: ASTRATTISMO
  • Dimensioni: cm 20 x 20
  • Tecnica: Collage + digitale
  • Data realizzazione:
  • Redattore: Alessandro Masi