Il collage come origine di una nuova geometria in Leonardo Basile
Nella ricerca di Leonardo Basile il collage non rappresenta
semplicemente una tecnica, ma un vero e proprio luogo di
origine: uno spazio nel quale frammenti, sovrapposizioni,
campiture e segni entrano in relazione prima ancora di assumere
una forma definitiva. Le opere qui presentate sembrano nascere
precisamente da questa esigenza: partire da un'immagine
composta, scomporla, attraversarla, alterarne gli equilibri e
quindi ricostruirla attraverso una successione di elaborazioni
grafiche digitali.
È un procedimento che non va letto come un semplice esercizio di
variazione formale. Al contrario, il digitale diventa per Basile
uno strumento di analisi e di trasformazione del linguaggio
pittorico. Il collage iniziale viene progressivamente sottoposto
a una sorta di metamorfosi: le forme vengono isolate,
moltiplicate, ribaltate, sovrapposte, dilatate o ridotte fino a
perdere ogni residuo di funzione rappresentativa. Ciò che rimane
è la struttura, il ritmo, il rapporto tra pieni e vuoti, tra
superficie e profondità.
Il risultato è una sequenza nella quale ogni immagine conserva
la memoria della precedente, ma contemporaneamente se ne
allontana. È proprio questa dimensione processuale a costituire
uno degli aspetti più interessanti della ricerca. Non siamo di
fronte a sedici immagini semplicemente diverse, ma a sedici
possibili stati di una stessa idea, quasi altrettanti fotogrammi
di una trasformazione incessante.
A emergere con particolare evidenza è il rapporto tra geometria
e materia. Le forme geometriche — triangoli, trapezi, poligoni,
segmenti, strutture speculari e figure che sembrano oscillare
tra il bidimensionale e il tridimensionale — convivono con una
superficie irregolare, punteggiata, granulosa, attraversata da
spruzzi e minute interferenze cromatiche. La precisione della
costruzione geometrica viene così continuamente disturbata da
una componente più istintiva e informale.
È un confronto che appartiene profondamente alla poetica di
Basile. La geometria non è mai veramente fredda e il gesto
informale non è mai completamente libero. L'ordine cerca il
disordine e il disordine tende a ricostruire un ordine. Da
questa tensione nasce la vitalità delle immagini.
Anche la scelta cromatica assume un ruolo decisivo. Il rosa
magenta, il rosso, il bianco sporco, i grigi, i verdi pallidi e
le tonalità terrose costruiscono una tavolozza apparentemente
delicata, ma attraversata da improvvise accelerazioni. Il
magenta, soprattutto, agisce come una forza di espansione:
occupa, invade, separa, mette in comunicazione le diverse zone
della superficie. Non è semplicemente un colore, ma quasi una
energia strutturale.
In alcune elaborazioni le forme sembrano architetture sospese;
in altre assumono l'aspetto di frammenti cristallini, lame,
pieghe o superfici ripiegate nello spazio. Altrove la
composizione tende alla serialità e alla simmetria, generando
configurazioni che ricordano organismi astratti, pattern,
strutture cellulari o costruzioni modulari. In altre ancora la
geometria si frantuma e sembra precipitare verso una dimensione
più libera e gestuale.
Questa oscillazione rende particolarmente significativo il
rapporto con la precedente ricerca di Basile, compresa quella
riconducibile alla serie dei “Conflitti”. Anche qui il conflitto
non è soltanto tematico: è soprattutto interno alla forma. È il
conflitto tra verticale e diagonale, tra trasparenza e opacità,
tra superficie e profondità, tra simmetria e asimmetria, tra
controllo progettuale e casualità del gesto.
In questo senso il termine conflitto potrebbe essere esteso
all'intero procedimento creativo: ogni forma sembra nascere da
un'opposizione e, nello stesso tempo, generare una nuova
opposizione. La composizione non cerca necessariamente una
soluzione definitiva; preferisce mantenere aperta la tensione.
Particolarmente interessante è inoltre la progressiva perdita
del carattere originario del collage. Nelle prime immagini si
percepisce ancora il principio della sovrapposizione e
dell'accostamento; nelle successive il frammento viene sempre
più astratto, fino a trasformarsi in segno autonomo. È come se
Basile prendesse gli elementi del collage e li sottoponesse a
una sorta di processo di purificazione: non elimina la memoria
del frammento, ma ne conserva soltanto l'energia formale.
Il digitale, dunque, non sostituisce la pittura: ne diventa
un'estensione concettuale. Le elaborazioni sembrano infatti
appartenere a quella zona di confine nella quale pittura,
grafica e progettazione visiva finiscono per contaminarsi
reciprocamente. La superficie digitale conserva il carattere
tattile della pittura attraverso le texture, gli spruzzi, le
imperfezioni e le variazioni tonali; contemporaneamente, la
possibilità di replicare, riflettere e modificare le forme
introduce una logica propriamente contemporanea.
Ne deriva una sorta di pittura mentale, nella quale l'immagine
non viene semplicemente osservata, ma costruita e decostruita
davanti agli occhi dello spettatore.
È forse questo il dato più significativo di questa serie: Basile
non utilizza il digitale per rendere l'immagine più perfetta, ma
per renderla più instabile. La perfezione geometrica viene
continuamente messa in crisi dalla materia; la materia viene
ordinata dalla geometria; la simmetria viene interrotta; il
frammento diventa struttura e la struttura torna a essere
frammento.
La serie si colloca così coerentemente all'interno della ricerca
di Leonardo Basile, artista da tempo impegnato in una personale
esplorazione dell'astrazione geometrica e informale. Una ricerca
nella quale il colore non è decorazione, la geometria non è
semplice costruzione e il gesto non è casualità, ma concorrono
tutti alla costruzione di un linguaggio autonomo.
Queste elaborazioni digitali possono allora essere considerate
non come una parentesi rispetto alla sua produzione pittorica,
ma come un ulteriore laboratorio della sua ricerca. Un
laboratorio nel quale Basile verifica cosa accade quando una
forma viene sottratta al suo contesto, ripetuta, deformata,
moltiplicata e nuovamente messa in relazione con altre forme.
Alla fine di questo percorso, ciò che resta è una convinzione
precisa: l'astrazione di Leonardo Basile non nasce dal rifiuto
della realtà, ma dalla sua continua scomposizione. La realtà
viene frantumata in segni, superfici, colori e rapporti; quindi
ricomposta secondo un ordine nuovo, esclusivamente pittorico.
Il collage è dunque il punto di partenza. L'elaborazione
digitale è il viaggio. La geometria e l'informale sono i due
poli di una ricerca ancora aperta, nella quale ogni immagine non
conclude la precedente, ma la rimette in discussione.
E proprio in questa capacità di trasformare una stessa matrice
in una successione di possibilità, mantenendo riconoscibile la
propria identità pur modificandone continuamente la struttura,
risiede uno degli elementi più autentici e contemporanei della
ricerca di Leonardo Basile.
Prof. Alessandro Masi, agosto 2026
Critico e storico dell'arte
- Titolo: Da Conflitto_53
- Genere: ASTRATTISMO
- Dimensioni: cm 20 x 20
- Tecnica: Collage + digitale
- Data realizzazione:
- Redattore: Alessandro Masi




