L'ordine della materia. La geometria come memoria del costruire
Fra le opere della serie Lignee, UNTITLED_256 rappresenta uno degli esiti più
maturi della ricerca di Leonardo Basile sul rapporto fra materia recuperata e
costruzione astratta. Realizzata nel 2020 con elementi di legno di risulta e
lievi interventi cromatici ad acrilico, l'opera si presenta come un organismo
modulare nel quale ogni frammento conserva la memoria della propria precedente
esistenza ma, al tempo stesso, accetta di entrare in un nuovo ordine
compositivo. La composizione fu presentata nello stesso anno nella rassegna Arte
in Vetrina presso il Centro d'Arte e Cultura "Leonardo da Vinci" di Bari Santo
Spirito.
La prima impressione è quella di trovarsi di fronte a una rigorosa architettura
geometrica. Nove moduli quadrati, apparentemente autonomi, costruiscono un'unica
superficie attraversata da diagonali, cornici, incastri e sovrapposizioni.
Tuttavia questa geometria non nasce dalla freddezza del progetto razionalista,
ma dalla vitalità della materia. Le venature del legno, i nodi, le diverse
essenze e le imperfezioni non vengono occultati: diventano parte integrante del
linguaggio dell'opera, trasformando ciò che era scarto in struttura, ciò che era
residuo in valore estetico.
Basile evita accuratamente la tentazione decorativa. Il colore compare con
misura quasi musicale: blu intensi, verdi acidi, rossi vinosi e bianchi luminosi
interrompono il predominio delle tonalità lignee senza mai prevalere su di esse.
Sono pause ritmiche, contrappunti visivi che guidano lo sguardo lungo percorsi
continuamente interrotti e ricostruiti. Il cromatismo non descrive; orienta. Non
rappresenta; mette in tensione.
L'aspetto più convincente dell'opera risiede però nella sua natura ambivalente.
Ogni modulo possiede una propria autonomia compositiva, quasi fosse un'opera
indipendente, e contemporaneamente contribuisce all'equilibrio generale. È un
principio vicino alla logica della variazione musicale: temi differenti si
rincorrono, si rispecchiano, si contraddicono e infine trovano una sintesi
superiore. Lo spettatore è indotto a leggere il lavoro sia nella sua interezza
sia attraverso i dettagli, in un continuo passaggio tra microcosmo e macrocosmo.
In questa costruzione emerge anche una riflessione etica sul materiale. Il
recupero del legno non costituisce un semplice gesto ecologico, ormai frequente
nell'arte contemporanea, ma assume un significato simbolico più profondo. Ogni
frammento porta con sé una storia anonima fatta di uso, consumo e abbandono;
l'artista non cancella questa memoria, la ricompone. L'opera diventa così una
metafora della possibilità di restituire senso a ciò che sembrava
definitivamente escluso dal ciclo della forma.
Le continue intersezioni di linee ortogonali e diagonali evocano, senza mai
citarli esplicitamente, alcuni archetipi della modernità: dal rigore
costruttivista alle scansioni neoplastiche, fino alla sensibilità dell'assemblage
novecentesco. Ma Basile evita ogni citazione colta fine a sé stessa. La sua
grammatica resta personale perché nasce non dalla teoria, bensì dall'esperienza
concreta del fare. Qui il costruire precede il rappresentare.
La superficie, apparentemente stabile, rivela inoltre una sottile dinamica
spaziale. Gli spessori differenti delle listelle producono un bassorilievo
delicatissimo, capace di modificarsi con il mutare della luce. L'opera non si
limita quindi a occupare uno spazio: lo attiva. Le ombre diventano parte della
composizione, completando quella vibrazione percettiva che rende il lavoro
sempre diverso a seconda del punto d'osservazione.
Con UNTITLED_256, Leonardo Basile conferma una poetica nella quale il recupero
della materia coincide con il recupero del senso. Il legno non è soltanto
supporto, ma linguaggio; la geometria non è esercizio formale, ma disciplina
dello sguardo; il colore non è ornamento, ma energia che percorre
silenziosamente la struttura.
Questa composizione appartiene a quella rara categoria di opere che non
impongono una lettura univoca ma invitano a una contemplazione lenta, nella
quale ogni particolare diventa occasione di scoperta. È un'arte che non cerca
l'effetto spettacolare, bensì la persistenza dello sguardo: più la si osserva,
più rivela la complessità del proprio equilibrio.
Prof. Lorenzo Canova
Storico dell'arte contemporanea
- Titolo: UNTITLED-256
- Genere: LIGNEA
- Dimensioni: cm 102 x 102
- Tecnica: MISTA
- Data realizzazione: 16/05/2021
- Redattore: Lorenzo Canova