Esiste una pittura che descrive il mondo e un'altra che,
apparentemente parlando del mondo, racconta invece ciò che
accade dentro di noi. Le Vedute di Leonardo Basile appartengono
senza esitazione a questa seconda categoria.
A un primo sguardo sembrano paesaggi ridotti all'essenziale: una
linea d'orizzonte, una distesa cromatica, un cielo che occupa
gran parte della superficie. Ma basta soffermarsi qualche
istante per comprendere che l'artista non sta rappresentando
luoghi riconoscibili. Questi orizzonti non appartengono alla
geografia, bensì alla memoria, all'attesa, al sentimento. Sono
paesaggi interiori che utilizzano il linguaggio della natura per
dare forma all'invisibile.
La scelta della faesite, supporto compatto e resistente, dialoga
con una stesura di smalti e acrilici sorprendentemente
impalpabile. È una contraddizione solo apparente: alla solidità
del supporto corrisponde la volatilità della visione. Le
superfici sembrano evaporare nella luce; i colori non delimitano
gli oggetti ma li dissolvono, fino a lasciare che sia
l'atmosfera a diventare il vero soggetto del dipinto.
L'orizzonte è il protagonista assoluto dell'intera serie. Non
come elemento prospettico, ma come soglia simbolica. È il punto
in cui il visibile cede il passo all'immaginazione, dove il
reale smette di essere descrizione e diventa possibilità. Basile
elimina quasi ogni riferimento narrativo: non ci sono alberi,
architetture, figure umane. Rimane soltanto ciò che è essenziale
per evocare uno stato emotivo.
Questa sottrazione rende le Vedute profondamente universali.
Ogni osservatore vi riconosce un proprio luogo, un proprio
tempo, una propria nostalgia. Il paesaggio non viene imposto
dall'artista: nasce nello spazio mentale di chi guarda.
Dal punto di vista pittorico emerge una ricerca lenta e
consapevole. Le velature costruiscono una luminosità interna che
sembra affiorare dalla materia stessa, mentre le texture,
talvolta cellulari, talvolta appena percepibili, introducono un
ritmo organico che impedisce alla superficie di diventare
semplicemente decorativa. La luce non illumina il paesaggio: è
il paesaggio.
Pur essendo stati realizzati in anni differenti e senza un
preciso progetto seriale, questi lavori rivelano una
sorprendente coerenza poetica. Non raccontano un'evoluzione
stilistica lineare, ma il ritorno costante dell'artista verso un
medesimo interrogativo: come rappresentare ciò che non possiede
una forma definita? Ogni dipinto costituisce una risposta
diversa alla stessa domanda. Alcuni si avvicinano al silenzio
della nebbia, altri all'incandescenza della terra, altri ancora
alla contemplazione marina; eppure tutti condividono quella
sospensione temporale che rende impossibile stabilire se ci
troviamo davanti a un'alba, a un tramonto o a un ricordo.
È qui che la ricerca di Basile si distingue dalla tradizione del
paesaggio informale o lirico. L'interesse non è rivolto alla
dissoluzione della forma in quanto tale, ma alla costruzione di
uno spazio emotivo nel quale la percezione possa rallentare. In
un'epoca dominata dall'immagine veloce e dall'eccesso visivo,
queste opere chiedono invece una contemplazione paziente. Non
offrono risposte immediate, ma invitano ad abitare il tempo
della visione.
Le Vedute finiscono così per assumere il valore di una
meditazione pittorica. Ogni tela diventa un luogo di quiete in
cui cielo e terra cessano di essere categorie fisiche per
trasformarsi in stati dell'essere. L'orizzonte non separa più
due elementi della natura: mette in relazione il mondo esterno
con quello interiore.
In questa serie Leonardo Basile dimostra come la pittura possa
ancora raccontare l'invisibile senza ricorrere alla narrazione,
affidandosi unicamente alla forza della luce, del colore e dello
spazio. È una ricerca che si colloca ai margini del paesaggio
tradizionale e dell'astrazione lirica, trovando una voce
autonoma, misurata e profondamente poetica. L'orizzonte diventa
così non il confine del mondo, ma il luogo in cui l'anima
continua ostinatamente a cercare se stessa. La sua produzione è
spesso descritta come una continua sperimentazione tecnica al
servizio di un'indagine interiore, nella quale il paesaggio si
trasforma in metafora dello spazio emotivo.
Dott. Alessandro Riva
Giornalista, critico e storico dell'arte
- Titolo: VEDUTE
- Genere: FALSO FIGURATIVO
- Dimensioni: VARIE MISURE
- Tecnica: acrilici e smalti su faesite
- Data realizzazione: DIVERSE DATE
- Redattore: ALESSANDRO RIVA












