Alviero Tatini

 

Elaborazione grafica di un'immagine di Alviero TatiniAlviero Tatini, (Fiesole, 1929 - Firenze, 2006), iniziò la sua attività nel 1947 sollecitato dai primi riconoscimenti e stimoli critici. Da allora i risultati della sua ricerca ostinata e severa, lontana dalle lusinghe del mercato, conquistarono spazi sempre più ampi tra il pubblico e la critica.

Così ebbe a scrivere Paolo Levi: " Quando penso all'infinito - scriveva Albert Camus - che silenzio!". Al contrario, quando penso al silenzio che proviene dalle colline toscane, così come sono raccontate nei dipinti di Alviero Tatini, vedo l'infinito.

Lo spazio scenico, nelle composizioni di quest'artista, ha una solennità raccolta, mentre la dolce stilizzazione dei suoi paesaggi - astrazioni asettiche, a volte semicircolari, in altri casi piramidali - è la silenziosa narrazione per immagini di una malinconica spiritualità, da cui giungono echi di un'emozione costante nei confronti dell'invisibile, appena captabile attraverso la purezza del colore. L'essenza dei paesaggi, la presenza della natura morta, o le figure di donna dal taglio incompiuto come in un'ombra armoniosa, hanno qualcosa di immutabile, qualcosa di lasciato in sospeso.

Alviero Tatini è un pittore toscano, dalle radici contemplative che percepisce in modo sacrale i confini intercorrenti tra il metafisico e il reale. Nei suoi lavori paesaggistici è sempre delineato un orizzonte, una separazione mentale tra l'illusione del vero e l'allusione dell'ignoto. Egli avverte nell'animo la purezza del paesaggio toscano, come un miracolo che ogni giorno si rinnova all'interno del suo atelier di Firenze; nel contempo tiene conto delle prospettive delicatamente scenografiche delle tavole dipinte dai maestri del Quattrocento, e guarda alla poesia di questi cantori del segno e del colore con umiltà e cultura.

Sul piano formale, l'evitare il particolare, il dettaglio di un albero o di un volto, lo porta ad una sintesi di purificazione. Nel contempo, le sue geometrie porgono e comunicano all'osservatore trasparenti verità del visibile. Per Alviero Tatini, affrontare la tela bianca, è un momento iniziatico della coscienza che è messaggera di emozioni, matrice primaria di ogni sua composizione.

Il sentimento del colore è lo specchio di questa sua anima malinconica. La tavolozza di Tatini si muove, muta lentamente di tonalità, gioca su accostamenti sempre ben risolti, senza discrepanze ottiche per l'osservatore. Tatini sa accostare le tonalità cromatiche, inganni tonali, contenitori di luci e di ombre soffuse; sa assommare, con ineccepibile virtuosismo, il verde ed altre preziosità cromatiche, in un gioco alchemico di infiniti variabili. (continua)
 

 


 

Questo video è un disinteressato omaggio all'artista e alla sua poetica. E' stato realizzato con immagini tratte dal catalogo di una sua mostra antologica tenuta nel 1999 presso la Galleria Pananti, Firenze.

 

Ultimo aggiornamento:  05-02-22