Rocco Barbarito

 

Lucano di nascita ma barese di adozione , fin da giovanissima età Rocco Barbarito ha iniziato la sua attività artistica a Bari , dove ha frequentato gli studi artistici.
La sua prima apparizione in pubblico lo vede partecipare , nel 1957 , ad una collettiva di giovani pittori pugliesi presso il Palazzo dell'arte" di Foggia. Da allora la sua carriera artistica è stata costellata di successi e significativi riconoscimenti .
Innumerevoli i premi e le segnalazioni speciali legati alla sua partecipazione a vari concorsi e mostre internazionali di pittura ; numerosissime le mostre personali .
Il suo interesse per gli aspetti e le tradizioni folcloristiche della città di Bari lo hanno , infine , portato ad essere il punto di riferimento più significativo delle rappresentazioni religiose e , in particolar modo , presepiali .

 

"...A monte di tutte le esperienze di Barbarito c'è Van Gogh . L'amore per il colore forte e la
graffiatura , le mille coltellate , come gocce di pioggia che lambiscono una parte , un modo di
dipingere che impressionò il nostro Carlo Levi .
Barbarito forse è approdato a van gogh attraverso Levi . Diciamo intanto che Rocco è nato ad
Accettura , il paese del Maggio. I contadini salgono alla foresta di Gallipoli-Cognato e scelgono
l'albero più alto , gli fanno la festa e lo trasportano in paese sui buoi . Da Accettura si fa
presto a raggiungere Aliano , oltre una serie di montagnole. Anche se oggi Matera fa ombra ad
Aliano , perchè è lì che puoi visitare le opere di Levi .Da Accettura si guarda anche Grassano ,
l'altro luogo leviano , sul costone del Basento .
Questi amori ancestrali non potevano restare senza rinnovamenti . Dovuti a una faccenda di
trasferimento . Barbarito vive a Bari , infatti , dall'infanzia . E la Basilicata non è che una
voce interiore , un richiamo materno . Bari , città del figurativo ad oltranza , ha imposto al
pittore di Accettura nuove esperienze , anche se non è riuscita ad imporgli la sua geometria
urbana .
Nel mare di Bari , Barbarito si è concesso un bagno picassiano e poi un innamoramento
sconsiderato per il geometrico Campigli . Insomma un percorso che porta al melange e che non
esclude la presenza , almeno nella frastagliatura gessosa di alcuni supporti , di Ortega , un
cileno che per qualche tempo credette di trovare la patria persa , nelle calcine di Matera ......" 

 

              Recensione a cura di Raffaele Nigro

Tracce del passato - olio su tela 1997

 

 

 

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Ultimo aggiornamento:  07-08-11