Villa Cioffrese in Bari Santo Spirito
Santo Spirito, quella notte del 1848 in cui il Risorgimento passò da Villa Cioffrese
Oggi Santo Spirito è un quartiere di Bari affacciato sul
mare, fatto di case, barche, lungomare e vecchie ville ormai
inglobate dall'edilizia moderna. Ma 178 anni fa, nella notte
tra il 20 e il 21 giugno 1848, questo piccolo borgo marinaro
fu teatro di una riunione clandestina destinata a entrare,
sia pure quasi in punta di piedi, nella storia del
Risorgimento meridionale.
La polizia borbonica parlò di «un misterioso assembramento»
e riferì alla magistratura che «in una sera sono convenuti a
Santo Spirito i più esaltati della provincia». Quegli
'esaltati' erano nobili, professionisti e borghesi liberali
provenienti da diversi centri della Terra di Bari: molti di
loro erano massoni e carbonari e avevano in comune
l'opposizione al governo di Ferdinando II di Borbone.
A prima vista potrebbe sembrare una vicenda marginale
rispetto ai grandi avvenimenti del 1848 europeo. In realtà,
proprio qui sta l'interesse della storia di Santo Spirito:
il Risorgimento non fu fatto soltanto di grandi battaglie,
proclami e personaggi destinati ai manuali scolastici. Fu
anche fatto di riunioni notturne, lettere, cospirazioni,
case private e persone che, lontano dai grandi centri del
potere, cercavano di capire come trasformare le aspirazioni
liberali in un'azione politica concreta.
Un borgo marinaro nel cuore della cospirazione
Nella prima metà dell'Ottocento Santo Spirito era ancora la
marina di Bitonto. La sua posizione, tra Bari e Giovinazzo e
facilmente raggiungibile dai centri dell'entroterra, ne
faceva un luogo particolarmente adatto agli incontri tra
persone provenienti da diversi comuni.
Non era soltanto la posizione geografica a renderlo
interessante. Il borgo stava attraversando una fase di
crescita edilizia e sociale e lungo la costa erano sorte
numerose residenze appartenenti a famiglie benestanti.
Alcune di quelle ville potevano offrire agli ospiti
discrezione e, soprattutto, la possibilità di incontrarsi
lontano dagli occhi delle autorità.
Tra queste c'era Villa Cioffrese, una dimora nobiliare di
inizio Ottocento che ancora oggi sopravvive, quasi nascosta,
all'interno di un moderno complesso edilizio di via Napoli.
La villa è quindi una delle poche testimonianze materiali
rimaste di quella Santo Spirito ottocentesca.
Fu proprio qui che, nella notte del 20 giugno, entrarono in
scena i protagonisti di una vicenda che avrebbe avuto
conseguenze ben oltre le mura della villa.
L'incontro era stato organizzato dal conte bitontino
Giovanni De Ildaris. A fare gli onori di casa fu Marco Cioffrese, esponente della borghesia locale e vicino alla
massoneria. Cioffrese, del resto, proveniva da una famiglia
già profondamente coinvolta nelle vicende politiche
dell'Italia meridionale: suo padre Pasquale era stato
carbonaro durante i moti del 1821, mentre il nonno Marco
'seniore' aveva partecipato alla Repubblica Partenopea del
1799.
Quella notte, dunque, non si riunivano semplicemente degli
oppositori del governo borbonico. Si incontrava una parte di
quella rete di uomini che da decenni coltivava, in forme
diverse, l'idea di un cambiamento politico.
Massoneria e Carboneria: due mondi vicini, ma non
identici
Nel racconto di questa vicenda è facile usare Massoneria e
Carboneria come se fossero la stessa cosa. Non lo erano: La
Massoneria aveva una struttura organizzata in 'logge' e,
almeno nelle sue componenti meridionali, mostrava
orientamenti spesso anticlericali e filo-francesi. La
Carboneria, nata in parte nell'alveo di quella cultura
cospirativa, aveva invece una struttura basata sulle
cosiddette 'vendite' e nel Mezzogiorno presentava
caratteristiche differenti, anche per il rapporto meno
rigidamente conflittuale con la religione.
Sul terreno concreto della lotta politica, tuttavia, le
distinzioni potevano diventare molto meno nette. A Santo
Spirito si ritrovarono infatti uomini appartenenti a queste
diverse correnti, uniti dall'opposizione all'assolutismo
borbonico.
E il momento non era casuale.
Dopo il 15 maggio, il Sud
torna a cospirare
Il Regno delle Due Sicilie aveva vissuto mesi di grande
tensione. Ferdinando II aveva concesso la Costituzione nel
gennaio 1848, alimentando tra i liberali la speranza di una
trasformazione del sistema politico. Ma il 15 maggio, a
Napoli, lo scontro tra governo e forze costituzionali era
degenerato nella repressione.
La notizia degli avvenimenti napoletani provocò una forte
reazione anche nelle province pugliesi. Lo storico
Antonio Lucarelli ricorda che convegni diurni e notturni
si tennero proprio a Molfetta, Santo Spirito e Monopoli,
mentre emissari si muovevano tra i diversi capoluoghi e
prendevano corpo progetti di resistenza politica.
La riunione di Villa Cioffrese va dunque collocata dentro
questo clima.
Non era una semplice discussione tra intellettuali. Gli
uomini riuniti a Santo Spirito cercavano di capire come
mantenere viva la richiesta di libertà costituzionale e come
coordinare l'azione dei liberali pugliesi con quella degli
altri territori del Regno. Ed è qui che la piccola storia di
una villa sul mare comincia a incrociare la grande storia
del 1848.
Da Santo Spirito a Potenza, poi a Bari
Un dettaglio importante, spesso semplificato nei racconti
successivi, riguarda la sequenza degli incontri.
La riunione di Santo Spirito fu collegata alla Dieta di
Potenza, che si svolse il 25 giugno 1848. Vi parteciparono,
tra gli altri, rappresentanti della provincia di Bari come Tommaso
Ghezzi Petraroli, Carlo De Donato, Tommaso Calabrese e
Achille Orofino. Al termine venne sottoscritto il
cosiddetto Memorandum di Potenza, con il quale i patrioti
chiedevano il ripristino e il mantenimento dell'ordinamento
costituzionale e contestavano gli atti del governo
successivi al 15 maggio.
Poi venne Bari.
Il 27 giugno la rappresentanza municipale barese pubblicò un
proclama invitando i Comuni della provincia a designare
propri rappresentanti. La Dieta provinciale si riunì quindi
a Bari il 2 e 3 luglio 1848. Le fonti storiche dell'epoca
ricordano che alla riunione parteciparono rappresentanti di
numerosi Comuni e che l'assemblea si confrontò anche sulla
possibilità di aderire alle posizioni espresse nel
Memorandum di Potenza.
La sequenza, dunque, è significativa: Santo Spirito,
Potenza, Bari.
Il piccolo borgo marinaro fu uno dei luoghi nei quali si
preparò quel movimento politico che, in quei mesi convulsi,
tentava di dare una risposta organizzata alla repressione
borbonica.
La Chiesa costruita anche contro i 'massoni'
C'è poi un curioso intreccio tra politica, religione e
storia locale. Proprio negli anni in cui Santo Spirito
diventava un ambiente particolarmente sensibile alle idee
liberali, la comunità aveva bisogno di una vera parrocchia.
La crescita demografica e urbanistica del borgo aveva reso
insufficiente il sistema delle cappelle private.
Ma secondo la documentazione locale, tra le ragioni che
spinsero la curia a promuovere la costruzione della chiesa
dello Spirito Santo ci fu anche la volontà di contrastare le
simpatie massoniche e anticattoliche presenti nella
comunità.
Nel 1833 una commissione diocesana aveva dato il via libera
al progetto. La prima pietra fu posta il 17 aprile 1843; la
chiesa venne poi completata nel 1852. Il terreno era stato
acquistato dagli eredi di Teodoro Saracino, indicato dalle
fonti come appartenente alla massoneria.
È una delle ironie più singolari di questa storia: mentre
nella vicina Villa Cioffrese si riunivano i liberali
antiborbonici, a poca distanza prendeva forma un edificio
destinato anche a riportare sotto l'influenza della Chiesa
una comunità considerata troppo vicina alle idee massoniche.
Il processo e i 919 fogli di carte
Dopo la stagione delle riunioni arrivò quella della
repressione.
Il progetto politico dei liberali pugliesi non ebbe il tempo
di trasformarsi in ciò che i suoi promotori speravano.
Nell'estate del 1848 le truppe borboniche ripresero il
controllo della situazione e in agosto occuparono Bari.
Anche la riunione di Santo Spirito finì sotto inchiesta.
L'accusa era pesante: «riunione illecita con vincolo di
segreto ed eccitamento alla guerra civile».
Furono 22 le persone imputate. L'istruttoria assunse
dimensioni considerevoli: tra il 1850 e il 1852 vennero
ascoltati 435 tra testimoni, periti e imputati e furono
prodotti 919 fogli di atti processuali. E qui la grande
storia torna a incontrare quella quotidiana degli abitanti
del borgo.
Tra i testimoni c'erano infatti pescatori, contadini,
tavernieri, osti, caffettieri, panettieri e cocchieri di
Santo Spirito. Persone che con la politica avevano poco o
nulla a che fare e che si erano ritrovate, loro malgrado,
coinvolte in una vicenda molto più grande di loro.
All'inizio molti si rifiutarono di parlare. Alcuni furono
persino incarcerati per costringerli a fornire informazioni.
Solo successivamente le loro deposizioni diventarono più
dettagliate.
Il risultato, tuttavia, non fu mai una ricostruzione
completa dell'accaduto.
Cioffrese in carcere e l'insolita 'conversione'
Tra i condannati o comunque perseguiti dalle autorità ci fu
lo stesso Marco Cioffrese, arrestato nel 1851.
Ed è a questo punto che la storia assume quasi il tono di
una parabola.
La Chiesa, che aveva guardato con sospetto alla presenza
massonica nel borgo, intervenne in favore di alcuni degli
imputati. Il vescovo Nicola Marone si interessò della
posizione di De Ildaris, che evitò il carcere e fu destinato
all'esilio a Foggia. Per Cioffrese, invece, la vicenda fu
più lunga: uscì dal carcere nel 1860.
E una volta libero compì un gesto destinato a lasciare una
traccia nella memoria religiosa di Santo Spirito:
commissionò una statua lignea della Madonna Immacolata, una
sorta di gesto riparatore, secondo la tradizione riportata
dalle fonti.
La statua fu collocata presso un'altra residenza della
famiglia, Villa D'Amelj Melodia, anch'essa in via Napoli,
dotata di una cappella aperta alla comunità. Poi Cioffrese
la donò ai marinai del borgo.
Da quel gesto sarebbe nata la tradizione della processione
dell'Immacolata, con la statua portata verso il mare e,
ancora oggi, vegliata a bordo di un peschereccio durante la
festa patronale di agosto.
È difficile immaginare un finale più curioso per una storia
cominciata in una notte clandestina di carbonari e liberali.
La memoria nascosta di Santo Spirito
Quello che rimane oggi di quella vicenda non è soltanto una
pagina del Risorgimento. Rimane una villa nascosta dietro un
complesso moderno. Rimane una chiesa nata anche nel
tentativo di contrastare una certa cultura politica. Rimane
una statua che dal mondo di una famiglia coinvolta nelle
vicende liberali è passata alla devozione dei pescatori. E
rimane soprattutto la memoria di un borgo che, per una notte
del 1848, fu molto più importante di quanto la sua
dimensione geografica avrebbe lasciato immaginare.
La bibliografia specifica sull'episodio non è affatto
trascurabile
Nel 2011 Antonella Musitano e Adele Pulice
hanno pubblicato per Levante il volume 'Il Sud prima
dell'Unità d'Italia tra storia e microstoria. 1848: massoni
e carbonari a Santo Spirito (Bari)', un lavoro di 136 pagine
dedicato proprio a questa vicenda e inserito nella collana
'La Puglia nei documenti'.
Anche il volume di Vito Lozito, 'Santo Spirito.
Storia di un centro costiero in Terra di Bari', ricostruisce
il più ampio percorso storico del borgo, dalla sua
evoluzione economica e urbanistica fino al passaggio da
marina di Bitonto a realtà amministrativamente legata a
Bari. L'indice dell'opera dedica un capitolo specifico al
1848 e alla presenza di massoni e carbonari.
Forse è proprio questo il modo migliore per guardare oggi a
Santo Spirito: non come a una semplice periferia di Bari, ma
come a un luogo nel quale, sotto la superficie
apparentemente tranquilla di un borgo marinaro, si sono
incrociate per secoli questioni molto più grandi: il
rapporto tra Bari e Bitonto, la crescita della borghesia, la
religione, la politica, la Massoneria, la Carboneria e
infine il lungo processo che avrebbe portato all'Unità
d'Italia.
E pensare che tutto questo, per qualche ora, accadde dentro
le stanze di una villa a due passi dal mare. Una villa che
esiste ancora e che, se potesse parlare, avrebbe
probabilmente parecchie cose da raccontare.
Fonti
- Vito Lozito, Santo Spirito. Storia di un centro costiero
in Terra di Bari, Levante, Bari, 1994.
- Antonella Musitano, Adele Pulice, Il Sud prima dell'Unità
d'Italia tra storia e microstoria. 1848: massoni e carbonari
a Santo Spirito (Bari), Levante, Bari, 2011.
- Antonio Lucarelli, I moti rivoluzionari del 1848 nelle
Province di Puglia, Archivio Storico Pugliese.
- Il ’48 a Gioia del Colle, Archivio Storico Pugliese, 1948.
- Archivio di Stato di Bari, documentazione relativa a
Tommaso Ghezzi Petraroli e alle vicende del 1848.
