La sera scende lenta,
come una donna stanca
che abbia già dimenticato il proprio volto.

Presto morirà.
Eppure io sarò ancora qui,
con la tua mano nella mia, a cercare nei tuoi occhi
il riflesso inquieto dei miei,
a raccogliere il tuo sorriso come si raccoglie un fiore
sull'orlo dell'inverno,
e a dirti, piano, come se fosse una preghiera:
ti amo.

Poi verrà la notte, nera e profonda,
con il suo profumo di peccato
e le sue ombre senza nome.

Anche lei morirà.
Ma io sarò ancora qui,
a sfiorare le tue labbra con la lentezza di chi teme
che un bacio possa dissolversi nell'aria,
a perdermi nei tuoi lunghi capelli,
a cercare il calore del tuo corpo contro il mio,
e nell'abbandono dell'amore a dimenticare per qualche istante
che il tempo, là fuori, continua a divorare ogni cosa.

La sera morirà. La notte morirà.
E forse domani non resterà che cenere
di ciò che oggi chiamiamo eternità.
Ma io sarò ancora qui. Accanto a te. A tenerti la mano.
E ad amarti.


25 giugno 1979