E' molto triste scoprire, un
giorno,
che le parole, un tempo pronunciate, hanno perduto il loro significato
e giacciono, fredde, ai piedi della memoria, come fiori recisi prima
della primavera.
È molto triste scoprire che gli ideali della giovane età,
quei sogni splendenti e temerari che parevano eterni come il cielo,
sono soltanto reliquie impolverate di una stagione che non ritorna.
Il tempo passa, silenzioso, e porta con sé, senza pietà,
le nostre illusioni più care.
Ci lascia soltanto la consapevolezza di aver creduto in qualcosa
che già allora cominciava a morire.
È molto triste guardare al futuro e riconoscerlo già nel presente,
così diverso da ciò che siamo stati,
come un volto sconosciuto riflesso in uno specchio appannato.
E più triste ancora è vivere con la segreta certezza
che verrà un mattino in cui apriremo gli occhi
e non sapremo più chi siamo.
Cercheremo nel volto davanti allo specchio
l'uomo che eravamo ieri,
ma troveremo soltanto uno straniero: qualcuno che porta il nostro nome,
abita il nostro corpo e tuttavia non ci appartiene più.
Forse è questa la più sottile delle tristezze: non morire,
ma sopravvivere a se stessi.
16 maggio 1980
