Sono qui,
disteso sull’erba, sotto la luna.
Da lontano mi raggiunge un grido.
Forse è il lamento di una porta
che tenta ancora di aprirsi,
ma il tempo l’ha consumata,
e i suoi cardini conoscono ormai
la tristezza delle cose perdute.
Una zanzara, maledetta,
mi punge la pelle
e mi riporta per un istante
alla miseria del mio corpo.
Guardo la luna.
È lontana,
fredda come un pensiero
che non vuole farsi comprendere.
Sento freddo.
Non so dove andare.
L’erba è bella,
ma anche la bellezza, stanotte,
ha qualcosa di crudele.
Cammino un poco.
Poi, laggiù,
le luci della città,
i suoi rumori,
le sue voci maledette,
mi vengono incontro
come una folla dalla quale vorrei fuggire.
È la città.
Non ho voglia d’incontrarla.
Andrò via.
Ancora una volta
la notte mi terrà sveglio,
e il sonno,
come una porta troppo vecchia,
non saprà aprirsi.
01/07/1977
