La notte, con la sua voce senza volto,
mi ha detto piano
che il tempo delle mie antiche illusioni è ormai giunto al suo tramonto.

Una dopo l'altra, come candele consumate dal vento,
le ho viste spegnersi
senza nemmeno il conforto di una preghiera.

E già, oltre la soglia del presente, mi aspetta un futuro assurdo e senza nome,
un futuro che tende verso di me
le sue mani fredde e attende soltanto il mio assenso.

Io lo guardo come si guarda un abisso
dal quale provenga, insieme, l’odore della vita e quello della morte.

Ed è triste non sapere se ciò che viene
sia la morte che finalmente mi darà la vita, o la vita che, con lenta crudeltà,
mi condurrà verso la morte.

Non conosco più il mio destino, né la strada che ancora mi resta.
Non so se il mio essere continuerà a consumarsi nella luce dei giorni
o se, stanco di esistere, cederà il posto a qualcosa d'altro.

So soltanto che ciò che viene ha già il mio volto.

E forse è questo che più mi spaventa: sapere che il futuro esiste già
e che io, senza volerlo, gli sto andando incontro.

17 maggio 1980