Quando colui che muore
soffoca in sé l’ultimo desiderio
di mordere ancora la vita,
il suo silenzio,
come un frutto nero maturato nella notte,
diventa parola sulla bocca dei vivi.
Ma i vivi non comprendono.
Non sanno che il tempo di chi scompare
oltre la soglia delle ombre
è già il loro tempo,
che ogni passo verso il nulla
è un passo che anche loro attendono.
Il vento non si cura delle foglie morte:
le trascina, le disperde,
le consegna alla terra
senza rimpianto.
Così il tempo, vecchio e impassibile,
passa sopra gli uomini
e lascia dietro di sé
soltanto ciò che non serve più.
E io rimango qui,
con la mia mente stanca,
a raccogliere nel buio parole senza grazia,
frammenti inutili di pensiero, come chi, tra le rovine della notte,
cerchi ancora qualcosa
che non è mai esistito.
17 maggio 1980
