In queste notti di silenzio,
la mia mente è una terra non lavorata,
arsa, abbandonata a sé stessa.

Vi cresce soltanto l’erbaccia di pensieri inutili, selvatici, ostinati,
come rovi che nessuna mano ha più la forza di estirpare.

Non un fiore di campo, non un filo d’erba innocente:
nulla che abbia ancora la pretesa di chiamarsi vita.

Il sole cade impietoso sui sassi e sulla terra,
li scolora, li consuma, finché i sassi diventano bianchi
e il terreno sembra cenere sotto una luce senza pietà.

E passa persino la voglia di attraversarlo a piedi nudi:
troppo arido, troppo crudele è il contatto con questa terra
che non promette più nulla.

Neppure la pioggia, quando viene a cercarla, riesce a restituirle la gioia
oscura e semplice di tornare a vivere.

Così è la mia mente: un campo devastato
dove hanno messo radici pensieri di una morte cattiva.

E neppure il mio amore,
che pure avrebbe potuto essere pioggia,
riesce più a far nascere
qualcosa da questa terra.


19 maggio 1980