Ci lasceremo. Fra poco ci lasceremo,
mia cara stanza d'affitto.
Qui resteranno le gioie consumate, i dispiaceri, i pensieri che
imparavano la morte
senza avere il coraggio di nominarla.
Lascerò gli amici, la penna, il diario che mi ha tenuto in vita, nelle
sere senza voce.
Lascerò l'innocenza che ancora resisteva nei miei occhi,
i ricordi del bambino che fui, il pianto per Boby,
come si lascia una sorgente quando ormai si conosce la sete.
Resterà la fotografia della cagna di zio Osvaldo,
la vecchia sveglia che ha contato invano i miei risvegli,
e quelle pantofole rosse , mai possedute,
eppure sempre mie nel paese dei desideri.
Resteranno il quadro di Paolo,
i libri aperti di Pavese, Pasolini,
Neruda, Baudelaire:
voci che hanno abitato
il silenzio prima di me.
Resterà la finestra, che non sapevo chiudere,
perché ogni sera entrasse un poco di mondo o uscisse finalmente il
dolore.
E io lascerò anche questo: la voglia ostinata di vivere
solo, con niente tra le mani. Lascerò Sara, la mia gattina,
il mio odio, il mio passato.
Tutto resterà qui,
in questa povera stanza d'affitto.
Io soltanto
andrò via.
Agosto 1978
