La route en bleu ovvero Un paesaggio senza paesaggio
Con La route en bleu, Leonardo Basile prosegue e insieme trasforma la ricerca
cromatica e materica già affrontata nella serie
Group in blue, spostando però il baricentro della propria pittura: dal senso
di aggregazione e di compresenza suggerito dal group a una dimensione più
dinamica, allusiva, quasi topografica, evocata dalla route. Non più soltanto un
insieme di presenze cromatiche, dunque, ma un percorso dentro la materia e
dentro il colore.
Se la serie precedente aveva individuato nel blu un vero e proprio campo
percettivo entro il quale forme, frammenti e addensamenti sembravano costituire
una sorta di organismo corale, La route en bleu sembra raccoglierne l'eredità
per condurla verso una maggiore libertà compositiva. Il blu non è più
semplicemente il colore dominante: diviene ambiente, profondità, atmosfera e
struttura stessa dell'immagine.
Il blu come spazio
A una prima osservazione, la superficie appare come un territorio attraversato
da correnti, sedimentazioni e improvvise emersioni. Non esiste un centro
rigidamente definito e non esiste una gerarchia prospettica tradizionale.
L'occhio è costretto a muoversi continuamente, seguendo una molteplicità di
direzioni.
È proprio questo movimento dello sguardo a rendere pertinente il titolo La route
en bleu. La “strada” non è infatti rappresentata iconograficamente: è la pittura
stessa a farsi strada. Una strada senza origine né destinazione certa, che
procede per deviazioni, arresti, sovrapposizioni e aperture.
La superficie sembra così possedere una geografia propria. Aree più dense e
scure si alternano a zone luminose, mentre affioramenti turchesi, azzurri,
verdi, violetti, magenta e piccole accensioni gialle introducono nella dominante
blu una complessa articolazione tonale. Il dipinto non descrive un luogo: lo
costruisce attraverso la percezione.
Dalla forma al frammento
Uno degli aspetti più interessanti dell'opera è la condizione ambigua delle
forme. Alcuni addensamenti sembrano suggerire organismi, figure, reperti,
presenze naturali; altri appaiono invece come puri accidenti della materia. È
una oscillazione tipica di una pittura che non vuole stabilizzarsi nella
figurazione, ma neppure abbandonarsi completamente all'astrazione.
Basile lavora sul confine mobile tra riconoscibile e irriconoscibile. La forma
nasce, sembra affermarsi per un istante e subito dopo ritorna materia. È un
processo percettivo nel quale l'immagine non viene offerta già compiuta allo
spettatore, ma gli chiede di partecipare alla sua costruzione.
In questo senso, La route en bleu appare come un'opera profondamente coerente
con una ricerca che ha fatto della sperimentazione del linguaggio pittorico uno
dei propri elementi distintivi: il quadro non è una finestra su qualcosa che
esiste al di fuori di esso, ma un campo nel quale qualcosa continuamente accade.
La materia come memoria
Particolarmente significativo è l'impiego congiunto di acrilici, gommalacca e
alcol. La tecnica mista non sembra qui avere una funzione meramente strumentale,
ma diventa parte integrante del significato dell'opera.
La gommalacca, con le sue possibilità di trasparenza, densità e deposito, e
l'alcol, capace di intervenire sulla distribuzione e sulla reazione delle
sostanze pittoriche, introducono nella superficie una componente quasi
imprevedibile. L'artista non controlla più completamente il risultato: innesca
processi.
Ne deriva una superficie che sembra avere una memoria. Le stratificazioni
lasciano intravedere ciò che è stato prima; le abrasioni e le sovrapposizioni
raccontano cancellazioni parziali; le macchie non sono semplicemente macchie, ma
tracce di un processo.
La faesite, supporto rigido e tutt'altro che neutro, accentua questa dimensione
materica. La pittura sembra depositarsi, aderire, reagire al supporto, fino a
trasformarlo in una sorta di territorio geologico.
Un paesaggio senza paesaggio
È forse proprio qui che La route en bleu raggiunge uno dei suoi risultati più
interessanti. Pur non rappresentando un paesaggio riconoscibile, l'opera
possiede una forte vocazione paesaggistica.
Ma si tratta di un paesaggio interiorizzato, mentale, quasi cosmico. Le zone
scure possono apparire come profondità; quelle più luminose come aperture; i
piccoli segni gialli come scintille o punti di orientamento. Le forme sospese
sembrano galleggiare in una dimensione nella quale alto e basso, vicino e
lontano, superficie e profondità perdono la loro distinzione.
È un paesaggio, dunque, senza coordinate geografiche: una geografia
dell'immaginazione.
E la “route” del titolo può essere intesa proprio come itinerario dello sguardo
e della coscienza. Il quadro invita a percorrerlo lentamente, senza una
direzione obbligata.
Dalla coralità alla traversata
Rispetto alla precedente esperienza di 'Group in blue', questa nuova opera
introduce una variazione concettuale importante. Il group presupponeva una
pluralità: elementi diversi riuniti all'interno di uno stesso campo cromatico.
In La route en bleu, quella pluralità sembra invece mettersi in movimento.
È come se i frammenti di Group in blue avessero abbandonato la loro condizione
statica per intraprendere un viaggio.
Da qui il valore del titolo francese, che conferisce all'opera una tonalità
evocativa, quasi cinematografica: La route en bleu è una strada che non conduce
necessariamente a un luogo, ma attraversa il colore.
Il passaggio dalla serie precedente a questa nuova opera può pertanto essere
letto come un'evoluzione dalla coesistenza alla transizione, dall'aggregazione
alla traiettoria, dalla massa cromatica al viaggio percettivo.
Una pittura dell'accadimento
Basile sembra affidarsi sempre più a una pittura nella quale l'artista non
impone completamente l'immagine, ma stabilisce le condizioni perché essa possa
accadere.
Questo è forse il carattere più autenticamente contemporaneo dell'opera: la
pittura non pretende di raccontare una storia né di consegnare un'immagine
univoca. Propone un'esperienza.
Il quadro chiede allo spettatore di sostare, di entrare nella superficie, di
riconoscere per poi perdere nuovamente le forme. Ogni osservazione può produrre
una diversa configurazione mentale. Quello che inizialmente sembra un elemento
figurativo può trasformarsi in una macchia; ciò che appare come una macchia può
improvvisamente assumere il carattere di una presenza.
È in questo continuo slittamento che l'opera trova la propria tensione.
Conclusione
La route en bleu rappresenta dunque un ulteriore passaggio nella ricerca di
Leonardo Basile sul rapporto fra colore, materia, gesto e percezione. In
continuità con Group in blue, conserva il blu come principale dispositivo
linguistico, ma lo libera dalla funzione di semplice dominante cromatica per
trasformarlo in spazio mentale e materia del viaggio.
Il risultato è una pittura stratificata, inquieta e profondamente sensoriale,
nella quale la forma sembra continuamente nascere e dissolversi. Non vi è una
“strada” da osservare: la strada è il dipinto stesso, il percorso che l'occhio
compie tra emersioni e cancellazioni, profondità e superficie, luce e oscurità.
In questa prospettiva, l'opera dell' 8 agosto 2026 non appare semplicemente come
una prosecuzione della serie 'Group in blue', ma come una sua metamorfosi: dal
gruppo al percorso, dalla presenza alla transizione, dalla composizione alla
traversata.
Il blu, in Basile, non è più soltanto un colore da vedere: è un luogo da
attraversare.
Prof. Alessandro Masi, Critico e Storico dell'Arte Contemporanea
- Titolo: LA ROUTE EN BLEU
- Genere: Dipinto
- Dimensioni: cm 45 x 70
- Tecnica: tecnica mista (acrilici, gommalacca, alcol ) su faesite, cm 48 x 82,5
- Data realizzazione: 08/08/2026
- Redattore: Alessandro Masi
